Da risposta d’emergenza a strumento ordinario: le “zone rosse” entrano nella nuova normalità della sicurezza urbana e si estendono dalle grandi città ai centri più piccoli
Dall’autunno 2024, quando i prefetti di Firenze e Bologna furono i primi a istituire delle “zone rosse” per garantire la sicurezza in città, sono passati appena 2 anni.
Ma quella sperimentazione in contesti di emergenza sembra davvero appartenere un’altra epoca.
Perché oggi la misura, che fu estesa dal Viminale ad altre città a partire dal gennaio 2025, è oggi a tutti gli effetti uno strumento previsto stabilmente dalla legge, modo ordinario di organizzazione della sicurezza e di prevenzione adottato da sempre più realtà.
E non parliamo solo delle grandi città: le “zone a vigilanza rafforzata” (questo il nome ufficiale adottato dal decreto legge 23 del 2026 che le ha inserite nella disciplina del “Daspo urbano”) stanno dimostrando la loro efficacia anche in contesti più piccoli.
Il Veneto amplia le zone rosse: controlli, allontanamenti e nuove aree di sicurezza
Se, con Firenze e Bologna, le prime grandi realtà che adottarono le zone rosse furono Milano e Napoli, un territorio in cui la misura ha avuto successo e applicazione è il Veneto.

A Treviso, dove di recente il prefetto, in seguito a episodi recenti di risse e aggressioni unite a segnalazioni di degrado e illegalità, ha disposto la “zona rossa” dal 21 settembre 2026 al 19 gennaio 2027, il provvedimento riporta la comunicazione della Questura sugli esiti del monitoraggio: 28.099 persone controllate e 69 ordini di allontanamento.
A Padova, dove il 5 maggio di quest’anno è stata istituita per 6 mesi una zona rossa nell’area della stazione, la decisione è stata presa dopo aver esaminato i risultati delle precedenti ordinanze, con 24.333 persone identificate, 58 ordini di allontanamento, 23 arresti, 46 denunce e 13 sanzioni amministrative per stupefacenti tra il 19 maggio e il 15 settembre 2025.
Ancora, a Verona, dove la misura è stata ora attivata dal 18 maggio al 18 novembre 2026, la Prefettura ha stimato la variazione dei reati tra il 12 febbraio e il 30 aprile 2025: 10.516 persone identificate, 18 ordini di allontanamento emessi e un decremento di reati tra il 25% e il 30%.
E così, se a Venezia, Mestre, Chioggia e Jesolo le zone rosse sono state riproposte tra il 3 e il 12 aprile e poi dal 13 luglio al 23 agosto, Vicenza, il 14 settembre di quest’anno, ha deciso di ampliare e prorogare per 6 mesi la zona a vigilanza rafforzata, comprendendo l’area adiacente ai binari e la stazione degli autobus.
Da zone rosse a zone a vigilanza rafforzata: cosa è cambiato
Il decreto legge 23 non ha semplicemente inasprito le zone rosse già esistenti, ma ha strutturalmente trasformato la misura. Se prima si parlava di un intervento territoriale e temporaneo, legato a specifiche ordinanze prefettizie, ora è la legge a definire i presupposti. Il testo prevede cioè che il prefetto possa innanzitutto individuare specifiche zone urbane caratterizzate da gravi o ripetuti episodi di criminalità o illegalità.

Inoltre, viene definito quali persone possono essere allontanate: coloro che sono stati denunciati negli ultimi 5 anni per reati come delitti non colposi contro il patrimonio o reati legati a stupefacenti e armi. La denuncia, però, non basta. La persona deve anche tenere comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti che impediscano la libera e piena fruizione degli spazi e determinino un concreto pericolo per la sicurezza.
Un’altra novità riguarda quindi la durata. Se prima l’ordinanza poteva essere rinnovata o prorogata dal prefetto, adesso la zona può essere istituita per massimo 6 mesi, rinnovabili più volte con provvedimento motivato e previo passaggio al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, comunque entro un limite massimo complessivo di 18 mesi.
Le applicazioni in Italia
La nuova normativa ha in tal modo prodotto nuove applicazioni, spesso nei pressi delle stazioni ferroviarie o in aree centrali, anche in città di dimensioni più contenute o contesti prima non erano necessariamente tra quelle più associate alle zone rosse.
Per esempio, Milano-Rho ha utilizzato la nuova disciplina per creare zone temporanee intorno alla Fiera in occasione di eventi con grande afflusso di pubblico.
A Chivasso, in Piemonte, la zona a vigilanza rafforzata intorno alla stazione è stata prorogata per tutto il 2026. A Lecco, la zona, che comprende l’asse tra stazione dei treni e centro cittadino, è stata istituita dalla Prefettura il 18 marzo e poi prorogata fino al 30 settembre. A Novara, la zona a vigilanza rafforzata è entrata in vigore il 10 giugno e a L’Aquila, lo scorso giugno, la Prefettura ha riferito una diminuzione di reati e un miglioramento della percezione della sicurezza dopo l’introduzione delle aree.
Alberto Minazzi



