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Benzina, arriva il tetto di Eni: cosa cambia da oggi e quanto si risparmia

Benzina, arriva il tetto di Eni: cosa cambia da oggi e quanto si risparmia

Fino a 8,50 euro in meno su un pieno da 50 litri: il nuovo tetto sul prezzo di benzina e diesel scatta da oggi e durerà almeno 30 giorni. Ma la misura divide il settore e fa scattare l’allarme dei gestori

Un risparmio medio di 8,5 euro ogni rifornimento da 50 litri.
Per almeno 30 giorni a partire da lunedì 28 settembre, la mossa decisa da Eni sul fronte di un caro-carburanti che non sembra destinato a interrompersi produrrà concretamente questo effetto.
Se il 5 ottobre, questa volta senza proroghe, è destinata a chiudersi la stagione dei tagli alle accise decisi dal Governo, adesso sono le compagnie a mettere in campo misure per aiutare i consumatori a fronteggiare i rincari.
Dopo Eni, anche Socar (da maggio proprietaria del marchio Ip) ha infatti annunciato la decisione di calmierare i prezzi. Ma se gli automobilisti tirano un sospiro di sollievo, la Federazione dei gestori degli impianti ha già lanciato l’allarme sui rischi che ne conseguano situazioni di concorrenza sleale.

Carburanti meno cari da Eni e Ip

Il successo delle iniziative di Eni e Ip è stato sùbito testimoniato dalle code che si sono formate alle stazioni di rifornimento fin dalle prime ore di oggi.

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Eni ha fissato un prezzo massimo per i carburanti commercializzati dalla rete Enilive, che conta 3.846 impianti sui 21.750 italiani totali.
Il tetto è di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, con una riduzione di circa 17 centesimi rispetto alle medie della settimana precedente.
L’iniziativa, che resterà in vigore anche in caso di nuovi aumenti delle quotazioni del petrolio, avrà una durata mensile.
Eni ha comunque già comunicato che valuterà, sulla base dell’andamento del mercato e delle scorte, l’ipotesi di estenderla fino a fine anno. Inoltre, il tetto massimo non esclude che il prezzo di vendita non possa, eventualmente, essere anche più basso di quanto fissato.
La misura annunciata da Socar, che sarà applicata progressivamente, a partire dalle circa 2 mila stazioni di proprietà, a tutte le 4.575 con marchio Ip, valutando l’estensione anche a quelle a marchio Esso e ad altri operatori della filiera, fissa il prezzo in base alle esigenze che garantiscono la sopravvivenza della filiera.

I costi della misura di Eni

Riguardo al tetto al prezzo deciso da Eni, bisogna ricordare che quasi un migliaio di stazioni Enilive non sono di proprietà o non sono gestite da Eni. E che i prezzi comunicati ogni mattina dalla compagnia ai distributori sono solo consigliati e non obbligatori. È stato dunque stabilito un meccanismo di ristori.

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I terzi gestori di stazioni di proprietà di Eni riceveranno un rimborso di 1.500 euro per smaltire le scorte acquistate prima dell’annuncio. Per le stazioni convenzionate, che utilizzano cioè solo il marchio, verrà invece rimborsata la differenza tra il prezzo di acquisto dei carburanti e quello di vendita che si applicherebbe senza il tetto.
Eni, di cui lo Stato è il principale azionista, dovrà quindi sostenere dei costi, a cui potrà far fronte in considerazione della sua natura di operatore integrato, ovvero attivo nell’intera filiera, dall’estrazione, alla raffinazione, fino alla distribuzione e vendita dei prodotti raffinati.
Si calcola, così, che, vendendo circa 600 milioni di litri al mese tra diesel e benzina, il mancato incasso potrà arrivare attorno ai 120 milioni di euro. Queste, in ogni caso, saranno parzialmente compensati dall’aumento della clientela, stimabile attorno al 20%.

I rischi della misura

Proprio questa alterazione del mercato è stata sottolineata dal commento all’annuncio di Eni pubblicato dalla Figisc, la federazione dei gestori degli impianti di benzina aderente a Confcommercio.
A fronte del “parziale sollievo” per i consumatori, l’operazione ha infatti “l’effetto di sconvolgere il mercato della distribuzione”.
Secondo alcune posizioni si potrebbe addirittura configurare una situazione di concorrenza sleale e dumping, visto che la mossa è stata “attuata in forza di una posizione dominante”.
Una situazione che, oltre a rischiare di mettere fuori mercato i gestori non Eni, potrebbe mettere in difficoltà anche quelli della compagnia in caso di difficoltà di rifornimenti.
Se i consumatori dell’Adoc auspicano che l’iniziativa sia replicata da tutte le compagnie, va in tal senso ricordato il caso francese, con il tetto ai prezzi introdotto da TotalEnergies in primavera e poi prorogato più volte. In quel caso, i gestori indipendenti hanno presentato un esposto all’Antitrust, sottolineando le ripercussioni anche sulle giacenze e la conseguente scarsità di carburante.

Alberto Minazzi

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