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Bonus affitto 2026: 3 opportunità per i giovani

Bonus affitto 2026: 3 opportunità per i giovani

Detrazioni fiscali riservate a under 31, studenti fuori sede e lavoratori che si trasferiscono

Spesso definiti “mammoni” da buona parte dell’Europa (dove la media è di 26 anni, con punte di 22 nei Paesi nordici ma anche un dato attorno ai 23-24 anni in grandi Stati come Germania e Francia) i giovani italiani lasciano la casa dei genitori per andare a vivere da soli in media a circa 30,1 anni. Al di là delle considerazioni sul legame affettivo con la famiglia d’origine, a incidere su questa statistica sono indubbiamente aspetti di tipo economico. È infatti oggettiva la difficoltà di trovare un’abitazione in linea con gli stipendi, nel nostro Paese generalmente bassi e tanto più quando si parla delle nuove generazioni. Ecco perché, per provare a invertire la rotta, occorrono politiche di sostegno. Ed è proprio in tale prospettiva che il Governo ha deciso di confermare anche per il 2026, all’interno del quadro dei vari “bonus affitto”, anche 3 misure specificamente pensate per favorire l’indipendenza abitativa dei giovani.

Il bonus affitto per gli under 31

Tutti e 3 gli incentivi si traducono in detrazioni fiscali Irpef, riducendo cioè direttamente l’imposta da pagare.
La principale di queste misure riguarda in generale tutti i giovani tra i 20 e i 31 anni non compiuti al momento della firma del contratto d’affitto di un immobile, che deve essere diverso dalla casa dei genitori, da utilizzare come abitazione principale. Per usufruire del bonus, il contratto va registrato all’Agenzia delle entrate ed è richiesto, come ulteriore requisito, un reddito complessivo annuo che non superi i 15.493,71 euro. Sono escluse dalla fruizione del beneficio le locazioni di immobili di lusso, di edilizia residenziale pubblica e a uso turistico, mentre è possibile godere del bonus anche nel caso si affitti una sola stanza o, per quota, quando il contratto è cointestato con altre persone.

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Non fa decadere automaticamente dal diritto il compimento di 31 anni dopo la firma: in questo caso, la detrazione, ferma restando la sussistenza degli altri requisiti, sarà riconosciuta regolarmente, così come per gli altri casi, per i primi 4 anni di affitto. Così come non si perde il diritto alla detrazione se si cambia casa durante l’anno, anche se in questo caso l’importo viene calcolato in proporzione ai giorni. È invece automatico il riconoscimento del bonus, senza necessità di presentare esplicita domanda, purché si siano inseriti i relativi dati nella dichiarazione dei redditi. Non è nemmeno necessario allegare la documentazione, che però va conservata. Sarà così applicata una detrazione pari al 20% del canone, con un importo minimo comunque riconosciuto di 991,60 euro (circa 82,63 al mese) e un tetto massimo di 2 mila euro. Il bonus non può essere cumulato con altre detrazioni fiscali statali, ma è possibile il cumulo con eventuali contributi comunali o regionali.

Le misure per studenti universitari e neoassunti fuori sede

Sono invece diverse aliquote e somme previste per la misura a sostegno degli studenti universitari fuori sede, iscritti a corsi di laurea, master e dottorati presso Università statali o private riconosciute. In questo caso, la somma detraibile dall’Irpef sarà pari al 19% del canone, con un importo massimo di spesa annuo di 2.633 euro e un risparmio massimo dunque di circa 500 euro.

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Tra i potenziali beneficiari di questo bonus rientrano tanto lo studente quanto il familiare che ha fiscalmente a carico il giovane e sostiene la spesa per l’affitto sulla base di un contratto (di locazione ordinario, a canone concordato, di ospitalità o per posto letto in camera condivisa) che, in ogni caso, deve essere regolarmente registrato. Tra i requisiti previsti, l’immobile deve trovarsi nel territorio del comune dove ha sede l’Università o in un comune limitrofo ad esso, e comunque a una distanza che in generale deve essere di almeno 100 km dal comune di residenza dello studente, scendendo però a 50 km nelle aree definite come “svantaggiate”, oppure in una diversa provincia.
Non si parla infine di detrazione fiscale diretta, ma di detassazione di un fringe benefit, per quanto riguarda il sostegno erogato ai neoassunti che si trasferiscono per lavoro. Al riguardo, va chiarito che, alla base, deve esserci una decisione presa in autonomia dal datore di lavoro, non essendo previsto nessun diritto a ricevere tale contributo. Per chi è stato assunto dal 1° gennaio 2026, a differenza di quanto avveniva nel 2025 (quando il benefit esentasse poteva arrivare fino a 5 mila euro per ognuno dei primi 2 anni), le somme rientrano nel monte complessivo dei fringe benefit, che fissa le soglie di detassazione a 1.000 euro per tutti i dipendenti e 2 mila per chi ha figli a carico.

Alberto Minazzi

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