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Da Venezia all’Australia: il fotografo che conquista Down Under

Da Venezia all’Australia: il fotografo che conquista Down Under
Intransigenze @Gianni Ragazzi

Gianni Ragazzi trasforma Venezia in immagini sorprendenti, tra sperimentazioni artistiche e ironia di strada, tanto da attirare l’attenzione di università e accademie lontane migliaia di chilometri

Quando è arrivata quella telefonata da Adelaide, profondo sud dell’Australia, Gianni Ragazzi non ci credeva.
Uno scherzo, una truffa telefonica, un “wrong number” computato da qualche algoritmo fuori controllo?
Nulla di tutto questo: era proprio il suo telefono che cercavano dall’università del South Australia.
Volevano alcuni suoi scatti e il permesso di presentarli a un corso di fotografia organizzato da una professoressa dell’ateneo down under che aveva conosciuto i suoi lavori in un recente viaggio a Venezia.
Perché proprio lui quando anche il solo pantheon veneziano della fotografia comprende mostri sacri come Fulvio Roiter e Gianni Berengo Gardin o ancora Graziano Arici e Luigi Ferrigno?
Metropolitano.it è andato a scoprirlo proprio a Murano, nella casa di Gianni Ragazzi che è un po’ studio, un po’ laboratorio, un po’ cantiere dove questo fotografo amatoriale sperimenta tecniche anche impegnative. E dove tra una Nikon e una Rollei si nascondono sguardi di una Venezia non banale, di gente di laguna semisconosciuta, di figure ammiccanti da supporti inconsueti e sperimentali.

Fotografie vere

Non solo carta. Carta fotografica. Anche tela e cemento.
«Sì cemento, malta, intonaco. È la base che va preparata artigianalmente. Dopo il consolidamento, l’immagine fotografica che ho scattato viene trasferita per assorbimento. Non una semplice aderenza magari facilitata da un film vinilico, come può avvenire se si usano altri supporti o con la creazione di immagini grazie a tecniche che però non sono fotografiche».
Ci tiene, Gianni Ragazzi, a ribadire che le sue sono vere fotografie. E naturalmente qui a Murano si pensa subito al vetro.
«No -spiega- ancora oggi il vetro è un supporto impraticabile nonostante la tecnologia. Vogliamo una calcomania o una foto?».
Infatti, per esempio ci sono artisti che con il laser incidono immagini su vetro anche in 3D, ma non è più fotografia. «Anche il plexiglas, più lavorabile del vetro, pone limiti importanti, soprattutto sul fronte del colore e dei viraggi», ci istruisce.

Una fotografia slow, su supporto di cemento

La ricerca e la sperimentazione sui supporti, in particolare il cemento, di questo silenzioso fotografo che dal suo laboratorio può allargare lo sguardo verso una laguna nord oggi livida di freddo, gli è pure valso l’invito alla Kunstakademie, Accademia d’Arte, della bavarese Bad Reichenhall, che nel 2001 fu eletta Città Alpina dell’anno.
«L’impulso viene dall’interesse per gli affreschi delle ville romane. Una mia passione storica, ma è stato un percorso non facile -ammette- in particolare per la laboriosità della preparazione».

Fotografie su supporto di cemento in esposizione @Gianni Ragazzi

Figurarsi, Photoshop e AI oggi sono la scorciatoia per diventare fotografi-sperimentatori e avventurarsi senza tanti danni in ambiti di ricerca inediti.
Nell’età dell’immagine attraverso smartphone, smartglass, social la velocità è tutto. Se non sei postato in tempo reale addio Like, fama, follower, comparsate e magari anche soldi.
«La mia non è fotografia da influencer. Si è costruita slow -dice Ragazzi -. La mia prima macchina fu una piccola Rollei regalata per un compleanno. Con quella cominciai a plasmare la mia ironia negli scatti».

L’ironica fotografia di strada che colpisce

Forse è proprio questo il suo vero segreto: riuscire a inseguire e cogliere l’ironia di situazioni e figure che lo circondano.
Vero, il confine rimane la laguna, le sue isole, Venezia, però sembra che il mondo vada a ricercarlo, anche dall’Australia, perchè questa ironia piace e intriga, uscendo da certi schemi anche “firmati” ma troppo espliciti, di immediata interpretazione. Osserviamo il suo “Cono di Pisa” invece, o la complicità della mamma turista che in piazza San Marco si sente libera e disinibita e gioca con i suoi bambini come mai si sarebbe permessa altrove. Folgorante immediatezza dello scatto, fotografia di strada la chiama Gianni Ragazzi, ben diversa dalla fotografia di cronaca o dalle strutture del paesaggio che demarcano per esempio le “tagliatelle” di un altro fotografo muranese, Sergio Del Pero.

fotografo
Il cono di Pisa @Gianni Ragazzi

Venezia sospesa: il B&W di Ragazzi

Paesaggi che però troviamo nel suo rigoroso bianco&nero della stagione del Covid.
Ragazzi poteva muoversi per la città anche allora e l’ha fotografata nel suo silenzio, nella sua immobilità, nel suo vuoto. Rileggendolo così da non essere anche qui nel facile mainstream delle immagini della Venezia (come del resto la New York, la Milano, la Barcellona di quei giorni da fine del Mondo): andate a vederla e sarà come entrare nella Tardis di Doctor Who.
Sono le foto della Raccolta Alinari, della collezione Böhm, quelle di Naya, di Giacomelli?
Sbagliato, la data è 2020 e il copyright è di Gianni Ragazzi capace di proporre un soggetto fin troppo disponibile (visto che in giro non c’era un’anima) in una rilettura del passato.

 

Una città affascinante e misteriosa nel suo B&W ma proiettata nel futuro, ben diversa dalla dottrina del presente eterno di John Ruskin. Una Venezia “sospesa” capace di stregare anche l’Australia.

Agostino Buda

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