171 immagini tra ritratti, paesaggi e sperimentazioni raccontano il celebre fotografo statunitense che ha contribuito ad affermare la fotografia come forma d’arte
Basta osservare le sue fotografie per comprenderne la genialità di Edward Weston, capace di trovare bellezza e significato nelle cose più comuni. A partire dagli esordi della sua carriera. I suoi primi lavori sono vedute impressionistiche, temi pastorali, ritratti espressivi realizzati con un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre.
Immagini che già lasciavano intuire l’interesse di Edward Weston per la fotografia come linguaggio creativo autonomo.
Il fotografo statunitense è stato un pioniere della “fotografia diretta” caratterizzata da una nitidezza estrema, profondità di campo elevata e uso del grande formato. Per ottenere dettagli meticolosi utilizzava macchine a banco ottico di grande formato, spesso 8 X 10 pollici, e garantiva una elevata nitidezza e profondità di campo massima grazie all’uso del diaframma molto chiuso.
A questo grande maestro dello scatto (Illinois 1886 – 1958) rende omaggio la mostra “Edward Weston. La materia delle forme”, allestita fino al 2 giugno negli spazi di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, organizzata da Fundacion Mapfre in collaborazione con Camera Torino. Dopo le tappe di Madrid e Barcellona, l’esposizione approda per la prima volta in Italia per svelare l’arte fotografica di una delle figure di spicco della fotografia moderna nordamericana, tra le più innovative e influenti del XX secolo.

Edward Weston e l’arte visiva del suo tempo
Approccio diretto e ricerca della forma sono elementi centrali per Edward Weston.
Attraverso l’uso sapiente della luce e dell’ombra, Edward Weston riusciva a trasformare oggetti ordinari in composizioni astratte di grande bellezza. Era anche abile in camera oscura e preferiva la tecnica della stampa all’argento gelatina per riprodurre immagini il più possibile nitide e dettagliate, credendo profondamente nella capacità della fotografia di rivelare la verità intrinseca dei soggetti, senza ricorrere a trucchi o manipolazioni.
Attraverso immagini in bianco e nero di straordinaria precisione formale, Weston ha esplorato una vasta gamma di soggetti: dai paesaggi naturali ai nudi, dagli oggetti di uso quotidiano alle forme vegetali, trovando sempre nuovi modi di vedere e rappresentare il mondo.

La mostra “Edward Weston. La materia delle forme” con una selezione di 171 immagini, molte delle quali vintage, è un’ampia antologia che ripercorre tutte le fasi della produzione di Edward Weston. Presenta anche una selezione delle prime dieci edizioni dei libri pubblicati nel corso della sua visita, oltre a un cortometraggio, “The Photographer” del regista Willard Van Dyke sull’ultimo periodo della sua attività nel quale è evidenziato il suo metodo di lavoro e il processo creativo.

Il percorso espositivo: dal pittorialismo al rigore tecnico, formale e compositivo
Gli spazi del Centro Italiano di Fotografia di Torino permettono al visitatore di esplorare l’evoluzione fotografica di Edward Weston a partire dai suoi primi lavori, dove era evidente l’impronta pittorialista che il fotografo abbandonò tra il 1923 e il 1926. I soggiorni in Messico gli fecero infatti maturare la consapevolezza che l’essenza della fotografia risiede nel momento dello scatto e nella capacità di osservare e scegliere, trasformando soggetti comuni in immagini di forte intensità visiva.

Dopo il Messico, Weston ha realizzato una serie di nudi in cui il corpo umano è concepito principalmente come forma e successivamente si è dedicato alle nature morte, attraverso le quali ricercava l’essenza senza tempo degli oggetti naturali e metteva in evidenza le potenzialità percettive del mezzo fotografico.
Dalla fine degli anni Venti, centrale nella sua produzione fu invece il paesaggio: deserti, coste e parchi naturali, luoghi incontaminati e privi di presenza umana. Finché, negli anni Quaranta, è arrivato a immagini legate alla decadenza e alla morte.



