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Mimmo, il delfino veneziano, è sotto monitoraggio e sta benissimo

Mimmo, il delfino veneziano, è sotto monitoraggio e sta benissimo
@Facebook Gianluca Penzo

Il tursiope, superstar del Bacino di San Marco, continua la sua vita lagunare: ferite guarite, orientamento impeccabile, caccia regolare. Venezia ufficializza la sua presenza con un monitoraggio scientifico congiunto e prepara nuove campagne per una convivenza sicura

Mimmo, o Nane, come preferiscono chiamarlo molti veneziani, da qualche settimana è entrato in una nuova fase della sua vita lagunare: quella scientifica.
L’ospite più amato della città, quello che guizza tra gondole e vaporetti e riesce a far rallentare le imbarcazioni più del barcavelox (così si dice scherzosamente in città) è diventato un vero e proprio caso di studio.
Le prime analisi parlano chiaro: Mimmo sta bene. Sta proprio bene.
Le ferite viste nei mesi scorsi sono sparite e il comportamento è regolare, non manifesta segnali di sofferenza.
Soprattutto, mostra capacità di orientamento e di caccia perfette.

Anticipa le barche, evita i rischi, riconosce le rotte

A dirlo è Marco Bonato dell’Università di Padova: “Il monitoraggio scientifico conferma che il delfino nel bacino è in buona salute e non presenta criticità comportamentali… Le ferite riscontrate nei mesi precedenti risultano completamente rimarginate e non sono stati rilevati segnali di stress significativo”.
Mimmo è cresciuto, insomma.
È passato dalla fase “turista entusiasta” a quella del residente che sa come muoversi.
E il suo talento è sotto lente.

 

Durante le uscite di monitoraggio, biologi e tecnici armati di macchine fotografiche, idrofoni e taccuini lo seguono da vicino — senza disturbarlo — per misurare tutto: immersioni, spostamenti, reazioni al traffico.
Ogni dettaglio viene registrato secondo protocolli rigorosi.
Mimmo non se ne cura: continua a muoversi in uno degli ambienti più trafficati di Venezia come avesse sempre vissuto lì: anticipa le barche, evita i rischi, riconosce le rotte

Il monitoraggio congiunto

Il progetto è partito ufficialmente il 27 gennaio con la prima uscita congiunta, poi la seconda il 10 febbraio.
Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici e Università di Padova lavorano fianco a fianco, con la Protezione Civile a garantire mezzi e logistica.
L’operazione è semplice solo in apparenza: un’ora o due in laguna, occhi puntati sull’acqua, strumenti pronti a catturare ogni variazione. La pinna dorsale viene fotografata per riconoscerlo — è la sua “impronta digitale” — mentre l’idrofono registra i suoi suoni, utili a capire quanto sia vigile, attivo, orientato.

“Le iniziative in programma intendono prevenire potenziali problemi e favorire un clima di pacifica convivenza con l’animale, che è diventato ormai un residente in più del centro cittadino – spiega Luca Mizzan, responsabile del Museo di Storia Naturale -. Venezia vuole dimostrare che una presenza imprevista, come quella del nostro delfino, da potenziale problema può diventare un’ottima occasione di educazione ambientale per cittadinanza e ospiti internazionali. Di adattamento, virtuoso, in quel peculiare equilibrio fra uomo e ambiente che la civiltà veneziana ha sviluppato nei secoli”.

delfino
Luca Mizzan direttore Museo Storia Naturale Giancarlo Ligabue a Venezia

Venezia lo accoglie: prudenza, regole e un patto di convivenza

Che Mimmo fosse diventato un affare di comunità lo si era capito da un pezzo.
I tassisti lagunari si avvisano via radio, i piloti dei vaporetti rallentano, le barche private postano aggiornamenti sui social. Un sistema spontaneo e affettuoso che ha protetto il delfino nei mesi più critici.
Ora questo spirito entra nei programmi ufficiali.
Con la primavera arriveranno iniziative di sensibilizzazione rivolte a cittadini, turisti e diportisti: come comportarsi se lo si incontra, cosa evitare, come contribuire a non disturbarlo.

Un caso che racconta il futuro della laguna

Mimmo, con la sua scelta testarda di restare (quando è stato accompagnato in mare aperto ha atteso che gli umani se ne andassero per far ritorno) con i suoi avanti-indietro tra mare e laguna, racconta molto più di sé.
È la prova vivente che la laguna, nonostante tutto — traffico, rumori, fragilità — resta un luogo capace di attrarre fauna selvatica.
Ma resterà? O tornerà al suo gruppo? Continuerà a fare avanti e indietro?
Le risposte, forse, arriveranno proprio grazie al monitoraggio delle prossime settimane.
Intanto lui continua con la sua routine: guizzi davanti a San Marco, immersioni lunghe, un’apparente familiarità con le barche e con gli umani.
Per ora va così: Mimmo è ancora lì. Sta bene.
E Venezia, piano piano, si sta abituando all’idea che questo delfino faccia parte del paesaggio.

Consuelo Terrin

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Tag:  delfino, Venezia