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Smog in Italia: aria più pulita, ma il futuro resta a rischio

Smog in Italia: aria più pulita, ma il futuro resta a rischio

Secondo il rapporto Mal’Aria 2026 di Legambiente, i livelli di inquinamento si sono ridotti. Ma PM10, PM2,5, NO₂ e benzo(a)pirene continuano a minacciare salute e ambiente

Nel 2025, l’Italia ha registrato una riduzione dei capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di PM10, le particelle sottili con diametro inferiore a 10 micron capaci di penetrare nei polmoni.
Secondo il rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, diffuso oggi (9 febbraio), questi capoluoghi sono scesi a 13, contro i 25 del 2024 e i 29 del 2022.
I dati provengono dalle centraline di monitoraggio delle ARPA regionali e da reti nazionali di rilevamento e sono stati analizzati su un arco di quindici anni per calcolare trend e medie quinquennali delle concentrazioni di PM10.
Il miglioramento è significativo, ma non basta a garantire sicurezza.
Applicando i nuovi limiti europei del 2030, fissati a 20 microgrammi per metro cubo per PM10 e NO₂ e a 10 per PM2,5, lancia l’allarme Legambiente, più della metà delle città italiane sarebbe già oggi fuori norma.

mal'aria 2026

Per comprendere meglio i rischi, occorre sapere cosa sono queste sostanze.
Le PM10 sono polveri con diametro fino a 10 micron, spesso originate da traffico, industrie e combustioni, che possono depositarsi nei bronchi.
Le PM2,5 sono ancora più piccole, fino a 2,5 micron, e possono raggiungere i polmoni profondi e il sangue, causando danni più gravi.
Il biossido di azoto, NO₂, è un gas prodotto soprattutto dal traffico e dalle centrali energetiche, che irrita le vie respiratorie e favorisce allergie e asma.
Infine, il benzo(a)pirene è una sostanza cancerogena derivata dalla combustione di legna e carbone, che si accumula soprattutto nelle aree domestiche e rurali.
A gennaio 2026, la Commissione Europea ha aperto una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, la quarta in dieci anni, che si aggiunge alle infrazioni per il superamento dei valori limite stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria.

Il quadro nazionale

Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, le città italiane continuano a fare i conti con livelli di inquinamento preoccupanti, con alcune realtà che rimangono costantemente ai vertici della classifica dei capoluoghi più inquinati. Palermo guida ancora la lista con 89 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10.
Seguono Milano e Napoli, rispettivamente con 66 e 64 giorni oltre la soglia, confermando come l’inquinamento non sia solo un problema delle regioni settentrionali, ma un fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale.
I limiti attuali, inoltre, sembrano insufficienti soprattutto se si guarda alla nuova normativa europea che entrerà in vigore nel 2030: il tetto massimo per il PM10 scenderà da 50 a 20 microgrammi per metro cubo, e anche per le particelle più sottili, le PM2,5, e per il biossido di azoto (NO₂) saranno introdotti standard più rigidi.

malAria 2026

Secondo Legambiente, che sottolinea come già oggi il 53% delle città non rispetti il limite del PM10, il 73% quello del PM2,5 e il 38% quello del NO₂, le cose non potranno che andar peggio se non si interverrà con strategie più incisive e mirate su traffico, riscaldamento domestico, industria e agricoltura intensiva e con un controllo rigoroso degli allevamenti e incentivi all’uso di tecnologie meno inquinanti, come caldaie a pompa di calore e stufe a pellet di ultima generazione.
Se le riduzioni continueranno al ritmo attuale, molte città padane non raggiungeranno i limiti previsti per il 2030: Cremona, Lodi, Verona e Vicenza rischiano di rimanere sopra i nuovi livelli di PM10.

La Pianura Padana: un ecosistema sotto stress

Il bacino padano, comprendente Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, rimane l’area più critica d’Italia.
Qui l’inquinamento non è più soltanto urbano. Piccoli e medi centri rurali registrano livelli elevati di polveri sottili, spesso legati ad attività agricole intensive e allevamenti industriali. Soresina, in provincia di Cremona, con meno di diecimila abitanti, ha registrato 67 giorni sopra il limite giornaliero di PM10, più di Milano, dimostrando come le emissioni di ammoniaca dagli allevamenti possano trasformarsi in polveri sottili e diffondersi su vaste aree. Rezzato, vicino al distretto del marmo di Brescia, presenta valori alti per PM10 dovuti a polveri minerali provenienti dalle cave locali. A Meda, cuore della Brianza del mobile, i livelli di polveri derivano dalla combustione di legno trattato e laccato, con un ulteriore rischio sanitario.

Questa geografia dello smog dimostra che ridurre l’inquinamento nelle grandi città non basta, perché le emissioni diffuse da agricoltura e industria mantengono alti i livelli complessivi. La Pianura Padana diventa così un mosaico di situazioni in cui traffico, riscaldamento domestico, attività industriali e allevamenti intensivi si combinano, generando concentrazioni persistenti di PM10 e PM2,5 e un’aria complessivamente meno sicura

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