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Ecco come l'export veneto resiste a dazi e crisi tedesca

Ecco come l'export veneto resiste a dazi e crisi tedesca

L’analisi del rapporto “Osservatorio Export 2025” di Confindustria Veneto Est approfondisce dinamiche e prospettive di internazionalizzazione per le imprese di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo

La fase che sta attraversando il commercio internazionale è estremamente complessa, a partire dall’impatto dei dazi statunitensi e delle difficoltà della “locomotiva” europea Germania, ma non solo.
“L’evoluzione dei mercati internazionali sta progressivamente ridefinendo il confine tra produzione manifatturiera e servizi, rendendo centrale l’analisi delle strategie di export adottate dalle imprese”, sottolinea Confindustria Veneto Nord Est nell’introduzione del 5° rapporto “Osservatorio Export 2025”, curato Fondazione Nord Est e Sace.
Il report, intitolato “Sicurezza economica, internazionalizzazione e integrazione dei servizi nel manifatturiero“, analizza da diversi punti di vista l‘incertezza globale sulle strategie internazionali e organizzative delle aziende di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, che, con 37,2 miliardi di euro nel 2024, rappresentano circa la metà dell’export regionale. E la conclusione generale è che, per ora, l’export delle realtà produttive del cuore del Veneto ha mostrato un buon grado di resilienza.

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I punti di forza e le difficoltà delle imprese venete

Le imprese delle 4 province oggetto dell’analisi, dicono i dati più aggiornati, hanno esportato beni per un valore di 27,4 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2025. Una quota che corrisponde a quasi la metà di tutti i beni venduti oltreconfine dalla regione.
In generale, il contesto congiunturale si presenta però complesso.
“Dopo un 2024 caratterizzato da una contrazione dell’export veneto (-1,8%) – illustra il rapporto – il rallentamento sembra proseguire anche nei primi nove mesi del 2025”.
Nei primi 3 trimestri dello scorso anno, infatti, “a fronte di una crescita del dato nazionale (+3,6%), il Veneto registra ancora una variazione negativa (-0,6%)”.


Scendendo nel dettaglio, “il quadro territoriale appare eterogeneo, con risultati negativi per Treviso (-1,2%), Venezia (-10,2%) e Rovigo (-4,1%), e la sola eccezione di Padova (+1,4%)”. Va ricordato però che una delle peculiarità specifiche del sistema produttivo del Veneto è quella legata ai vari distretti industriali e alle relative filiere produttive, che coinvolgono l’intera catena del valore, dalla fornitura delle materie prime alla distribuzione del prodotto finale. In tal senso, tra le specializzazioni territoriali venete il rapporto evidenzia gli aumenti delle esportazioni di plastica di Treviso e Padova (+0,7%), delle calzature sportive di Treviso (+1%) e della termomeccanica di Padova (+0,5%).
Maggiori difficoltà, al contrario, si registrano ancora per il tessile e l’abbigliamento di Treviso (-12,7%) e le calzature di Padova e Venezia (-7%).

L’export veneto nell’analisi di Confindustria

Il rapporto si basa su un campione di 786 imprese manifatturiere e dei servizi delle 4 province facenti capo a Confindustria Veneto Est. E più della metà di queste (il 52,8%) ha dichiarato di attendersi, per il 2026, un export stabile, ovvero con variazioni contenute all’interno di un’oscillazione al massimo del 3% in crescita o in calo, mentre il 40,8% prevede un aumento.
Nonostante le difficoltà, il Veneto, terza regione italiana per export di beni (proviene da qui il 13% dei prodotti nazionali destinati all’estero), si conferma dunque anche la realtà con la maggiore propensione all’internazionalizzazione, visto che il rapporto tra interscambio e pil sale qui al 71% rispetto a una media italiana del 56%. Passando al livello delle destinazioni delle merci, appaiono come direttrici del prossimo biennio soprattutto Medio Oriente e Gran Bretagna, seguite da Africa e Cina.

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La principale reazione ai dazi statunitensi e alle difficoltà tedesche è infatti quella di aumentare la prudenza e rafforzare le strategie di diversificazione (indicate dal 54,8% del campione) e gestione del rischio, pur mantenendo la centralità dei 2 mercati di riferimento. Questo atteggiamento spinge tra l’altro alla riorganizzazione delle catene di fornitura, puntando maggiormente su fornitori più vicini geograficamente e su modelli di approvvigionamento più sicuri, ma anche consolidando l’integrazione tra vendita dei prodotti e servizi, la cosiddetta “servitizzazione”, per generare maggior valore e migliorare così le performance economiche. Questa tendenza è infatti considerata una leva strategica dal 56% delle imprese, salendo al 71,2% nella metalmeccanica.

Le prospettive e le strategie

“In uno scenario di caos globale – analizza Silvia Moretto, consigliera delegata agli Affari internazionali di Confindustria Veneto Est -dall’Osservatorio emerge con forza che le imprese del nostro territorio internazionalizzate sono consapevoli delle sfide e capaci di adattare le strategie ai cambiamenti e agli shock.

L’apertura ai mercati è una scelta strategica per le nostre aziende, che realizzano il 40% del fatturato all’estero, nonostante tensioni geopolitiche, nuovo protezionismo e crisi tedesca, grazie alla loro capacità competitiva”. Moretto sottolinea però che serve un maggior impegno nel sostegno alle realtà produttive, per aiutarle nel loro sforzo di cogliere e rispondere ai cambiamenti in atto. “È necessaria in particolare – afferma – una politica industriale capace di far fronte alle nuove frontiere dell’innovazione e dell’Ai. E una strategia di sistema, pubblico-privato, per accompagnarle verso nuovi mercati ad alto potenziale e rafforzare la competitività di lungo periodo. In questo quadro, accordi ambiziosi come quelli Ue-Mercosur, che va attivato senza altro indugio, e con l’India, sono un moltiplicatore di opportunità anche per il nostro territorio, perché aprono spazi rilevanti di sviluppo e partnership e riducono dazi che oggi penalizzano fortemente le nostre imprese”.

Alberto Minazzi

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Tag:  export, Veneto