La scienza rivela che sott’acqua l’uomo e i mammiferi marini si assomigliano. Grazie a uno speciale strumento, si può capire perché trattenere il respiro può mettere a rischio perfino apneisti “super allenati”
Cosa succede al cuore umano quando tratteniamo il respiro sott’acqua?
Finora si poteva sapere relativamente poco in merito. Gli studi sull’argomento si basavano infatti soltanto su dati raccolti prima e dopo le immersioni.
Ma oggi le reazioni del cuore umano quando si è in apnea possono essere addirittura mappate.
A consentirlo è uno strumento dal nome arabo, Betar asfar, che letteralmene significa “coso giallo” e concretamente fa riferimento a una sorta di scafandro all’interno del quale si trova un ecocardiografo portatile.
Come quelli che i medici utilizzano in laboratorio.
L’osservazione in diretta sott’acqua
Questa particolare tecnologia è nata dalla collaborazione tra l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche Cnr e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e permette di vedere il nostro cuore in diretta fino a 20 metri di profondità.
E ciò che emerge è affascinante: il battito del cuore rallenta, il flusso sanguigno si riduce, e il ventricolo sinistro si comprime per far fronte alla pressione dell’acqua e al fenomeno chiamato blood-shift, lo spostamento di sangue verso il torace.
Insomma, grazie all’invenzione, progettata dall’ingegner Remo Bedini del Cnr di Pisa nel 2005, è possibile ottenere immagini in movimento del cuore, informazioni sul flusso sanguigno e la fisiologia del cuore in immersione, riuscendo ad avere un quadro completo di quanto accade.

Come foche e delfini. Quasi
I cambiamenti evidenziati da Betar asfar nell’uomo somigliano a quelli di mammiferi marini come delfini e foche: quando si immergono, anche i loro cuori rallentano e il sangue viene ridistribuito per proteggere organi vitali e ottimizzare l’ossigeno.
Nell’uomo, l’effetto non è così “programmato” dalla natura, ma rivela quanto il nostro corpo sappia adattarsi a condizioni estreme, pur con rischi: se la pressione e la riduzione di ossigeno si combinano, può verificarsi edema polmonare acuto, persino in apneisti apparentemente sani.
Sapere cosa succede al cuore in apnea non è solo un dettaglio tecnico: ci permette di capire i limiti fisiologici del corpo umano, di prevenire incidenti in immersione, di migliorare allenamenti e sicurezza, di trarre insegnamenti per malattie cardiopolmonari.
Le immersioni e l’edema polmonare acuto
Lo scafandro contenitore è già stato utilizzato per studiare campioni come Umberto Pelizzari, ed è andato in varie parti del mondo, mentre attualmente è attivo a Montegrotto Terme nella piscina con acqua termale più profonda del mondo, centro per l’addestramento, corsi di apnea, fotografia subacquea e ricerca scientifica. Le immersioni utilizzando questo nuovo sistema di monitoraggio hanno offerto indicazioni chiave su malattie come l’edema polmonare acuto, che avviene quando la restrizione del ventricolo sinistro ostacola il flusso di sangue dai polmoni al cuore, provocando una congestione dei capillari polmonari.
Questo stress meccanico, unito alla riduzione dell’ossigenazione, può causare la rottura delle pareti capillari e il conseguente travaso di liquido o sangue negli alveoli.



