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Dimentichi chiavi, portafoglio o telefono? Ecco perché

Dimentichi chiavi, portafoglio o telefono? Ecco perché

Dimenticare chiavi, portafoglio o telefono non è disattenzione. Piccoli smarrimenti quotidiani e rivelazioni sul perché facciamo sempre le stesse cose.. dimenticandoci delle più importanti

Si esce di fretta. E si dimenticano a casa le chiavi, il portafoglio, il cellulare, quella cosa importante lasciata sopra al tavolo proprio per ricordarsi di portarla con sé.
E allora si torna indietro, di corsa, si cerca, si aprono e chiudono borse con la frenesia di chi è sempre in ritardo.
O il tempo ce l’aveva, ma deve impiegarlo per un’azione inutile: ripercorrere i propri passi.
Non è poesia urbana. E’ statistica.
Secondo un sondaggio di OnePoll su 2 mila adulti statunitensi, le persone tornano indietro mediamente 4 volte al mese.
I dati assoluti arrivano anche oltre.
Ma non sono solo gli americani ad aver trasformato il percorso verso la porta di casa in una sorta di sport nazionale non riconosciuto.
Succede ovunque nel mondo. E lo sappiamo bene anche noi italiani.

Per chi torniamo indietro

Sono diversi gli oggetti capaci di farci rischiare di arrivare tardi al lavoro o a un appuntamento.
Fanno talmente parte della nostra quotidianità da non poterne fare a meno.


Eppure li dimentichiamo.
Chiavi, portafoglio e cellulare fanno da capolista. Ma poi vengono gli occhiali, le borracce, gli auricolari.
Sono diventati i nostri compagni abitudinari.
E l’abitudine ha un grande ruolo nelle nostre vite. Più di quanto immaginiamo.

La routine, una grande comodità

Lo aveva già evidenziato uno studio pubblicato su European Review of Social Psychology (“Habitual Behavior in Daily Life: Automaticity and Contextual Control”) nel 2006: il 66% delle azioni giornaliere è guidato da abitudini quotidiane, non da scelte consapevoli.
Due terzi della nostra giornata scorrono quindi in modalità automatica, come se fossimo dispositivi dotati di un sofisticato sistema operativo interno.
Un nuovo studio pubblicato su Psychology & Health, coordinato dalla professoressa Amanda Rebar della Central Queensland University ha monitorato per una settimana, la vita di 105 partecipanti attraverso sei micro-sondaggi al giorno, rilevando che le attività automatiche riguardano ogni ambito della nostra vita:  il lavoro, lo studio, le faccende domestiche, la cura dei figli, il tempo trascorso davanti agli schermi della tv come mangiare o bere in vari momenti della giornata.

La logica nascosta dietro i nostri rituali quotidiani

La conclusione sorprendente dello studio è che molte abitudini hanno origine in un’intenzione iniziale: non nascono dal nulla, ma da una scelta ripetuta così a lungo da trasformarsi in un automatismo.
Come prendere le chiavi, mettere in borsa il cellulare, controllare di avere il portafoglio.
Alcune persone sviluppano anche routine di spostamento estremamente regolari, mentre altre adottano rituali ossessivi in contesti apparentemente banali, come controllare più volte la porta di casa o la scrivania prima di uscire.

Le scorciatoie del nostro cervello

Questi comportamenti derivano dalla ricerca di prevedibilità: il cervello preferisce la ripetizione alla novità quando le risorse cognitive sono impegnate altrove.
Dimenticare le cose è un effetto collaterale del suo buon funzionamento: per alleggerirsi di scelte inutili, automatizza gran parte delle nostre attività quotidiane.
E mentre le decisioni consapevoli e i comportamenti intenzionali continuano a convivere con la routine automatica, la memoria di lavoro del cervello — dalle capacità limitate — ricorre a schemi consolidati quando è sovraccarica.
Dimenticare le chiavi, insomma, non è un incidente: è il cervello che segue abitudini già tracciate, concentrandosi sulle azioni previste e ignorando ciò che esce dal copione.
Mettiamoci l’anima in pace: la routine automatica è efficiente… ma lascia sempre qualche piccolo “buco” quotidiano.

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