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La vita degli italiani si allunga. Ma non per tutti allo stesso modo

La vita degli italiani si allunga. Ma non per tutti allo stesso modo

Programmi di ricerca e studi evidenziano profonde disparità nella qualità dell’invecchiamento, legate a condizioni sociali e territoriali, soprattutto per quanto riguarda le donne

Non è solo una questione di età anagrafica. L’allungamento della vita rappresenta senza dubbio una delle più grandi conquiste delle società contemporanee. Ma, al tempo stesso, non è automatico che coincida con un miglioramento delle condizioni di salute e benessere. In Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, l’invecchiamento si accompagna infatti a profonde disuguaglianze sociali, territoriali e di genere che incidono in modo diretto sulla qualità della vita nelle età più avanzate. Lo rivelano i dati di Age-It Ageing Well in an Ageing Society, il principale programma nazionale di ricerca sull’invecchiamento, finanziato dal Pnrr e coordinato dall’Università di Firenze, che mette in luce questi divari e come possano influenzare la longevità.

Le donne più longeve, ma più fragili

Sono stati presi in esame i dati di 5 mila italiani over 50, equamente distribuiti per genere, ai quali è stato chiesto di ripercorrere la propria vita descrivendo le attività svolte in ambito scolastico, lavorativo, domestico e di assistenza. Sono stati coperti tutti gli spettri più rilevanti della biografia degli intervistati: dai partner, alla storia lavorativa e abitativa, fino a domande dettagliate su salute e assistenza sanitaria. Tutto questo con l’obiettivo di ricostruire percorsi di vita completi e analizzare come le esperienze accumulate negli anni influenzino le condizioni attuali. Da questo insieme di elementi è in particolare emerso che le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, tuttavia trascorrono la maggior parte della vita in condizioni di salute peggiori e una più alta prevalenza di malattie croniche e disabilità che necessitano di una maggiore domanda di servizi sanitario-assistenziali.

invecchiamento

 

L’incidenza del divario di genere

Questo aspetto emerge anche dallo studio di Agar Brugiavini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, uno degli atenei che fanno parte del partenariato di ricerca Age-it “The Longevity Agenda: Evidence, Innovation and a Policies for Longer Lives. Why We Need Knowledge and Policy Frameworks for Longevity Societies”: le disuguaglianze di genere hanno effetti diretti e cumulativi sulla vita delle donne e incidono sulla salute, sul reddito e sulle pensioni in tarda età.
Le donne rispetto agli uomini hanno infatti carriere lavorative discontinue, spesso segnate dal lavoro di cura non retribuito, pensioni più basse, un accesso non uguale al welfare, che aumenta il rischio di isolamento sociale, rinuncia alle cure e peggioramento della salute fisica e mentale. La conseguenza è dunque una vita sì più lunga, ma in molti casi più fragile, soprattutto per chi vive in contesti con servizi di assistenza meno sviluppati. Ciò che emerge è cioè come la longevità in Italia sia caratterizzata da forti divergenze, non solo nelle condizioni di salute e nelle opportunità di invecchiamento attivo ma anche nella stessa opportunità di accedere al welfare.

Per contrastare l’invecchiamento diseguale servono politiche integrate

I grafici elaborati mostrano un divario di genere significativo. Gli uomini mostrano stabilità occupazionale fino all’età pensionabile, mentre le donne escono precocemente dal mercato del lavoro come risulta evidente dall’ampia area rossa “Out of Labour”.

 

Questa situazione le espone a una maggiore vulnerabilità socio-economica, che a sua volta ha effetti sullo stato di salute nella vecchiaia. L’invecchiamento femminile appare caratterizzato da una fragilità strutturale che di fatto limita l’arrivo a un invecchiamento attivo e in buona salute. Proprio in considerazione di ciò, secondo Age-It, le politiche sanitarie e sociali devono intervenire lungo l’intero ciclo di vita riducendo le disuguaglianze di genere nel lavoro, nel reddito e nell’accesso ai servizi.

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