Le rilevazioni dello strumento integreranno i dati raccolti per valutare il migliore tra i 3 prototipi sperimentali di frangionde già installati e sotto osservazione fino all’estate
Nella complessa strategia di difesa per salvaguardare Venezia dagli “attacchi” delle acque su cui sorge non ci sono da tenere in conto solo le maree, verso le più alte delle quali ha dimostrato di poter dare una buona risposta il Mose.
Nemico ancor più insidioso, perché legato alla stessa vita quotidiana della città, è infatti il moto ondoso provocato dalle numerose imbarcazioni che si spostano lungo piccoli e grandi canali.
In questa prospettiva, ci sono punti che risultano particolarmente esposti. Tra questi, in particolare, le rive dell’isola della Giudecca.

Qui, con il completamento della loro installazione, si è dunque passati alla sperimentazione sul campo di 3 modelli sperimentali di frangionde. Un progetto per il quale, fa il punto l’assessore comunale con delega al Traffico acqueo, Michele Zuin, è appena iniziata la raccolta dei dati che proseguirà per 6 mesi, fino all’estate 2026.
L’ondametro che aiuterà a valutare i frangionde
La fase operativa dell’iniziativa avviata dall’Amministrazione comunale vedrà il supporto anche di strumenti abitualmente utilizzati ad altri fini. Come un ondametro, fondamentale per la misurazione dell’intensità e della frequenza del moto ondoso. Va premesso che l’uso degli ondametri, in Laguna, è già consolidato. Nel corso del tempo, tra le strumentazioni della rete di monitoraggio del livello del mare e dei parametri meteorologici nella Laguna di Venezia e nella zona del Mar Adriatico prospiciente ad essa, gestita dal Centro previsioni e segnalazioni maree, è stata infatti inserita anche una rete ondametrica. Senza dimenticare che è attiva anche una rete ondametrica nazionale, gestita dall’Ispra, che, dopo il varo di marzo 2022, può contare anche su una boa, posizionata a circa 8 miglia al largo dei litorali veneziani, chiamata a comparare le misure d’onda con un sofisticato ed avanzato sistema di misurazione ottica nel corso di mareggiate di bora e scirocco.

La vera novità, nel contesto attuale, si lega alle finalità a cui mira l’utilizzo dell’ondametro.
“Sono sistemi – spiega l’assessore Zuin – che normalmente vengono utilizzati per altri scopi. Ma abbiamo valutato che l’applicazione a questa sperimentazione potesse risultare utile per aiutarci a capire e valutare meglio l’efficacia dei 3 diversi modelli pensati per la mitigazione delle onde e la protezione delle strutture”.
I 3 modelli frangionde in sperimentazione alla Giudecca
Le informazioni raccolte dall’ondametro, posizionato lungo fondamenta San Giacomo, una volta elaborate dal Centro maree forniranno dunque elementi scientifici utili per le scelte future mirate alla mitigazione dei disagi causati dal moto ondoso, consentendo un’ulteriore analisi oggettiva dell’efficacia dei frangionde.

Per valutare gli allagamenti della riva, infatti, verranno prese in considerazione anche le riprese effettuate attraverso le telecamere della Smart Control Room. L’intervento si inserisce dunque in un percorso più ampio di monitoraggio, sperimentazione e valutazione basato sui dati, volto a individuare soluzioni sostenibili e replicabili per la protezione delle rive veneziane, nel rispetto dell’equilibrio ambientale e della specificità del contesto lagunare. I prototipi, sottoposti ora ai test in 3 segmenti sperimentali, consistono in una passerella in legno posata su pali, oppure in lastre con sagoma sporgente, appositamente progettate per la dissipazione del moto ondoso e sagomate per contrastare le onde, realizzate rispettivamente in calcestruzzo e in acciaio.

Il progetto, aggiunge il Comune, vuole testare questi 3 modelli differenti per materiali e soluzioni costruttive, pensati in base a criteri di efficacia, durabilità e compatibilità con il contesto lagunare, così da individuare l’approccio più adatto alla tutela delle rive.
Alberto Minazzi



