Fegatini, spezzatini e paté: la carne di nutria conquista le tavole trevigiane mentre in consiglio regionale viene proposta una mozione per renderla commerciabile
A Farra di Soligo, in provincia di Treviso, le cene goliardiche a base di nutria non sono più una novità ma un appuntamento fisso. Paté, spezzatini in umido, arrosti, e soprattutto fegatini alla veneziana, accompagnati da Prosecco e Raboso del Piave, hanno già inaugurato un nuovo modo di vedere il roditore invasivo.
E la nutria, già finita sui tavoli della regione Veneto come minaccia per la quale è stata già deliberata una taglia di 3 euro, ci ritorna come opportunità.
Stefano Valdegamberi, consigliere regionale della Lega, ha annunciato infatti la presentazione di una mozione per autorizzare la commercializzazione a scopo alimentare.
“È molto meglio della carne processata – spiega – E’ magra, pulita e adatta alle diete. Vogliamo replicare il modello del granchio blu, trasformando un problema ambientale in una risorsa economica”.
In Francia, un filetto di nutria può arrivare fino a 40 euro.

Il “castorino” che ha invaso fiumi e campagne venete
Originarie del Sud America, le nutrie furono importate in Italia un secolo fa per la loro pelliccia.
Quando, negli anni ’80, il cosiddetto “castorino” passò di moda, gli animali liberati trovarono habitat ideali nei fiumi, canali e fossi della pianura Padana.
Oggi in Veneto il numero di esemplari supera facilmente le 500 mila unità: oltre 100 mila nella provincia di Padova, 200 mila nel Polesine e 250 mila nel Veronese.
Ogni anno circa 60 mila capi vengono abbattuti, con Verona e Rovigo ai primi posti, ma la Regione punta a incrementare il controllo fino a 90 mila capi annui.
Per questo esiste già un sistema di incentivi: una taglia di 3 euro per ogni nutria consegnata al centro di stoccaggio, con premi per chi ne cattura almeno 10 a uscita.

Carne sorprendentemente prelibata
Chi ha provato la nutria assicura che il gusto non tradisce: la carne è simile al coniglio, con un sapore vicino al tacchino, proteica (22,1%) e con bassissimo contenuto di grassi (1,5%).
Storicamente in Italia è stata già consumata, grazie a due circolari ministeriali del 1959 che ne autorizzavano la vendita sotto controllo veterinario.
Nel Modenese e in alcune zone del Trevigiano esistono cene tradizionali a base di spezzatino, paté e fegatini di nutria alla veneziana. Anche all’estero, dal paté francese alla nutria stufata alla Cajun in Louisiana, questo roditore è una prelibatezza consolidata.
Dal rodato al gourmet: una carne “Wanted”
Tra taglie, ricette tradizionali e mozioni politiche, la nutria passa così dall’essere una minaccia per argini e colture a una possibile protagonista dei menù veneti.
Che oltre al valore gastronomico ha anche un prezzo di mercato non indifferente.
La dotazione economica per il programma regionale di contenimento del numero delle nutrie (2025-2027) è complessivamente pari a 1,5 milioni di euro, equamente suddivisi in 500 mila euro per annualità giustificati dal fatto che l’espansione delle nutrie ha un impatto rilevante sul territorio nella prospettiva della tenuta idrogeologica, delle colture (Coldiretti attribuisce alle nutrie in Veneto danni per oltre 130 mila euro ogni anno) e delle sponde dei canali.

Nutrie in cucina
Le ricette a base di nutria sono diverse.
Si va dal paté di nutria alla nutria al forno con cipolle, o con le patate, dal ragù di nutria alla nutria in salsa peverada. Ma anche alla nutria in umido modenese: disossata, viene lasciata marinare in olio, aceto e rosmarino per 12 ore e poi cucinata con carote, sedano, cipolle, peperoncino, spezie e salsa di pomodoro.



