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Musica senza fine nel cuore di Venezia

Musica senza fine nel cuore di Venezia
Palazzo Giustinian Lolin, sede della Fondazione Levi Paolo Utimpergher

Tra manoscritti antichi, vinili jazz e playlist contemporanee, Palazzo Levi custodisce 500 anni di storia musicale ma parla il linguaggio del presente e continua a formare giovani studiosi da tutto il mondo per il futuro

C’è un palazzo sul Canal Grande, a Venezia, che custodisce un cuore musicale che pulsa da quasi sessant’anni.
Al suo interno, dai manoscritti cinquecenteschi ai vinili jazz fino alle playlist su Spotify, la musica si è reinventata, ha cambiato voce e supporto ma ha sempre continuato a suonare.
Palazzo Giustinian Lolin non è solo un archivio monumentale ma un luogo che studia e sperimenta, dove i giovani ricercatori incrociano secoli di storia e tra borse di studio, campus internazionali e interazioni con le varie istituzioni della città (il Conservatorio Benedetto Marcello, il Teatro La Fenice, la Bi Biblioteca Nazionale Marciana e l’Archivio Luigi Nono, dedicato all’omonimo compositore e scrittore), danno vita a un laboratorio culturale unico in Italia.
Come dev’essere secondo l’idea della Fondazione Ugo e Olga Levi per gli studi musicali Onlus, istituita nel 1962, oggi riferimento non solo per musicologi e musicisti, ma anche per tutti coloro che sono interessati e studiano la musica.

La fondazione Ugo e Olga Levi

“La Fondazione incarna lo spirito dei suoi fondatori, Ugo e Olga Levi, che trasformarono la propria casa in un salotto di cultura e civiltà, capace nutrire generazioni di studiosi e musicisti. E’ un centro dedicato alla musica profondamente legato alla sua città e al tempo stesso proiettato in una dimensione internazionale, volto al futuro, capace non solo di tutelare il proprio patrimonio, ma anche di generare nuove idee e prospettive – spiega Valeria Zane, musicista e ricercatrice, dallo scorso 1° gennaio nuova direttrice della Onlus presieduta da Davide Croff-. E’ un luogo di conservazione, ricerca e sperimentazione che, rimanendo fedele alla missione dei fondatori, ha l’obiettivo di diffondere la cultura della musica di tutti i Paesi, di tutti i tempi, di tutte le forme”.

Valeria Zane neo direttrice della Fondazione Levi

 

Un viaggio tra 500 anni di musica senza lasciare Venezia

La sua Biblioteca, intitolata a Gianni Milner, storico presidente tra 1984 ed il 2003, custodisce oltre 40.000 volumi, trenta fondi di persona, tre fondi in deposito permanente, un patrimonio incrementato costantemente con nuove acquisizioni nei settori librari e sonori per lo studio e l’approfondimento delle discipline musicali e musicologiche a supporto dei cultori della materia.
Spartiti e partiture ottocenteschi e novecenteschi, manoscritti musicali ed edizioni musicali risalenti al periodo compreso tra il primo Cinquecento e la fine del Settecento, disegni e ritratti di musicisti; libretti d’opera; testi musicologici e storico-musicali, con specifiche sezioni dedicate al Medioevo, al Rinascimento e al Barocco, alla musica policorale, alla musica per film e all’etnomusicologia. Un patrimonio, in parte digitalizzato e fruibile al pubblico, che non riguarda solo la produzione musicale veneta o italiana. Tra le “chicche” della Fondazione Ugo e Olga Levi, figura anche il fondo della cappella musicale della basilica di San Marco: “Dal 1988 la Onlus veneziana conserva nei propri depositi il fondo marciano trasferito dalla precedente sede dell’ex convento di Sant’Apollonia, oggi Museo Diocesano di Arte Sacra, un patrimonio immenso che comprende oltre 4200 composizioni musicali a testimonianza della continuità della vita musicale veneziana in ambito sacro attraverso i secoli e della vitalità della tradizione marciana”,  aggiunge la neo direttrice che ha raccolto il testimone di Giorgio Busetto, per 20 anni direttore della Onlus.

Il salotto musicale che ha trasformato una città: storia dei Levi

Non solo musica classica, quindi, folcloristica o tradizionale, ma anche musica contemporanea.Ne è un esempio il fondo Elio Borsetto che include oltre duemila e duecento incisioni in vinile di musica jazz. E non mancano le curiosità, come ad esempio la collezione di circa duecento stampe e cartoline fotografiche appartenute alla famiglia Levi, databili dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni ‘60 del Novecento.
Non meno interessante anche la storia, pubblica e personale, dei fautori della Fondazione, Ugo e Olga Levi, coppia dell’alta borghesia di origine ebraica la cui vicende si intrecciano con la società, l’arte e le vicissitudini di un’epoca segnata da due guerre mondiali ma anche da un “risorgimento” post bellico capace di trasformare Venezia in una delle città di spicco nella produzione artistica e culturale italiana. Olga e Ugo resero la loro dimora, Palazzo Giustinian Lolin sul Canal Grande, opera giovanile di Baldassare Longhena, un luogo di regolari incontri musicali e letterari creando così un vero e proprio salotto culturale. Dopo la morte di Olga, avvenuta nel 1961, Ugo istituì, in ricordo della comune passione per gli studi musicali, la Fondazione Ugo e Olga Levi alla quale entrambi i coniugi avevano deciso di devolvere per testamento il loro intero patrimonio.

Ugo e Olga Levi@Fondazione Levi

Passioni e scelte: Olga Levi tra D’Annunzio e la vita con Ugo

Fu proprio la reciproca passione per la musica a rendere inossidabile questa coppia che durante il lungo matrimonio visse momenti difficili anche dal punto di vista privato. Nel 1916 Olga incontrò infatti Gabriele D’Annunzio, con il quale ebbe una relazione durata circa tre anni di cui si ha traccia in un intenso epistolario conservato al Vittoriale: nelle numerose lettere a lei scritte il poeta la chiama con numerosi appellativi di cui il più famoso è “Venturina” per il colore degli occhi che ricorda le “avventurine”, particolari vetri di Murano. Olga scelse comunque di restare sempre al fianco del marito Ugo Levi al quale era intimamente legata per visione del mondo, passione per la musica e amore per l’arte e la bellezza.
Con la morte di Olga, Palazzo Giustinian Lolin divenne la sede della Fondazione che, fin dalla sua nascita ebbe il merito di diversificare la propria attività non limitandosi alla raccolta e alla catalogazione di un enorme patrimonio musicale.

Levi Campus: un laboratorio internazionale per i giovani studiosi di musica

Anche quest’anno la Fondazione ha, ad esempio, erogato 18 borse di studio per giovani musicologi italiani che hanno potuto così partecipare alla settima edizione del Levi Campus, un ciclo di seminari interdisciplinari, tenuti dal 12 al 19 gennaio, da docenti provenienti dalle maggiori Università e Conservatori italiani.

“L’annuale ciclo di seminari Levi Campus, ideato per i dottorandi che preparano una tesi in musicologia, etnomusicologia o scienze applicate alla musica, attua uno degli obiettivi della politica culturale della Fondazione: il supporto alla formazione specialistica di alto livello nel settore degli studi musicali – puntualizza Valeria Zane – Questo obiettivo assume particolare rilievo e urgenza nell’attuale fase di crisi economica che vede l’università italiana oggetto di restrizioni di risorse destinate alla ricerca e alla didattica”. Ospitati nella sua sede di Palazzo Giustinian Lolin, i dottorandi provenienti da tutta Italia e dall’estero hanno l’occasione di incontrarsi fra loro e con docenti di prestigiose istituzioni internazionali, scambiare esperienze e stabilire una rete di rapporti utile per la loro formazione.

Dietro le quinte dell’opera: podcast e studi che fanno vivere la musica

Tra le altre attività della Fondazione, figura la rivista “Musica e Figura”, pubblicata in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova con l’obiettivo di promuovere studi interdisciplinari sulla musica e l’arte, indagando sulle relazioni e sulle connessioni tra questi due ambiti: “Uno spazio di riflessione e di scambio per studiosi internazionali che accoglie sia contributi di musicologi e storici dell’arte, sia di studiosi di altre discipline le cui ricerche contribuiscono in maniera significativa a questioni d’interesse negli ambiti dell’arte e della musica”, aggiunge la neo direttrice.
La Fondazione Levi ha ideato inoltre “Vissi d’arte”. Ogni lunedì fino al 2 marzo è possibile ascoltare su Spotify un podcast in sette puntate dedicato all’opera lirica. Attraverso carte d’archivio, voci di esperti e di chi ancora oggi vive d’opera, il podcast scritto da un gruppo di giovani musicologi che collaborano da anni con la Fondazione Levi, accompagna l’ascoltatore in una galleria di ritratti: compositori, librettisti, cantanti, impresari, editori, pubblici appassionati e artigiani del teatro. Un viaggio dietro le quinte del melodramma per scoprire l’opera come arte collettiva, fatta di lavoro quotidiano, conflitti, passioni e mestiere.

Claudia Meschini

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