Non solo il dentista. Dalle visite specialistiche agli interventi chirurgici, passando per cure rinviate e spese veterinarie in crescita, le famiglie sono sempre più costrette a mettere mano al portafoglio
Basta leggere i dati che passano ogni giorno dalle nostre tessere sanitarie per capire come va la sanità in Italia.
Ci dicono non solo quanto spendiamo, ma soprattutto dove e perché siamo costretti a spendere di tasca nostra per curarci.
Un vero e proprio bilancio collettivo che racconta le difficoltà crescenti del Servizio sanitario nazionale e lo spostamento di una parte sempre più ampia della domanda di salute verso il privato.
Il modello americano è ancora lontano. Ma i segnali sono evidenti.
La spesa sanitaria pubblica continua ad aumentare ma non risponde a tutti i bisogni di salute, lasciando le famiglie sempre più sole di fronte a visite, esami e interventi.
Così, anno dopo anno, cresce la quota di spesa sanitaria privata, che nel 2024 ha raggiunto il record di 46,4 miliardi di euro, con un balzo del +7,7% rispetto all’anno precedente, come certifica il Monitoraggio della spesa sanitaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La continua ascesa della spesa sanitaria privata in Italia
Il monitoraggio sottolinea come le “variazioni percentuali crescenti” abbiano riguardato senza eccezioni l’intero territorio nazionale, con una forbice che va dal +15,6% del Molise al +5,7% della Liguria.
Guardando alle diverse tipologie, quasi la metà (il 47,5%) della spesa sanitaria privata totale si conferma legata a visite specialistiche ambulatoriali e interventi chirurgici. Rispetto a questi ultimi, circa il 27,2% è rappresentato ancora una volta dalle spese dal dentista. Tra le altre voci, continua intanto a crescere, come ha iniziato a fare dal 2021, la spesa veterinaria, che ha toccato nel 2024 gli 1,23 miliardi, pari all’8,8% del totale.
Il tutto nonostante la spesa sanitaria pubblica sia a sua volta cresciuta, nei 12 mesi analizzati, del +4,9%, arrivando a 139,4 miliardi.

Il rapporto Crea sanità: il disagio economico fa rinunciare alle cure
Una conferma della necessità di ricorrere alla sanità privata arriva dal 21° rapporto del Centro per la ricerca economica applicata in sanità (Crea), secondo il quale, rispetto agli anni ’80, la percentuale di famiglie italiane che spendono privatamente per la sanità è aumentata dal 50,8% al 70%, con un’incidenza media dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie più che raddoppiata, arrivando al 4,3%. Il report riscontra inoltre una crescente disparità nell’accesso alle cure sanitarie, che penalizza soprattutto le famiglie già in difficoltà. Al riguardo, si evidenzia che la percentuale di spesa sanitaria privata è cresciuta, per i nuclei meno abbienti, 3 volte tanto rispetto a quelli con maggiori possibilità economiche. Dati, poi, definiti ancor più preoccupanti per le famiglie meno istruite, per le quali l’incremento è stato del +28,7%.
La spesa sanitaria privata, inoltre, è aumentata maggiormente al Centro e al Sud. Ed è proprio nelle regioni meridionali che si verifica più spesso il crescente fenomeno di rinuncia alle cure per motivi finanziari.
Alberto Minazzi



