Ecco come funziona l’agevolazione, inserita nel contesto delle ristrutturazioni, per l’installazione di allarmi e sistemi di videosorveglianza
I furti in casa, nel nostro Paese, sono un fenomeno che purtroppo non sembra arrestarsi. I più recenti dati disponibili in materia, relativi al 2024 e pubblicati in uno specifico rapporto dal Censis a fine ottobre 2025, sono solo la conferma di una situazione che percepiamo direttamente. Anche quando, per fortuna, non siamo stati colpiti direttamente, la gran parte di noi infatti conosce qualcuno che ha subìto un attacco di questo tipo. E la reazione spontanea è allora quella di provare a proteggersi, dotando le nostre abitazioni di dispositivi di sicurezza. Un’opzione che, ovviamente, ha un costo che non tutti sono in grado di sostenere. Sempre il Censis ci dice che il 59,7% della popolazione sarebbe interessato a dotarsi di un sistema di allarme, ma è convinto che costi troppo, con percentuali che arrivano al 70,9% tra i meno abbienti. È allora proprio per aiutare sempre più italiani a rendere sicure le proprie case, allora, che è stata pensata una misura di sostegno economico specifico, rilanciando, all’interno del più ampio pacchetto del “bonus ristrutturazione”, il cosiddetto “bonus sicurezza”, di cui il 60,5% degli italiani ha dichiarato nel già citato rapporto di non conoscere l’esistenza.
Le caratteristiche del “bonus sicurezza” 2026
Dal 1° gennaio di quest’anno, in sostanza, è possibile ottenere una detrazione fiscale sulle spese sostenute per installare dei sistemi d’allarme, antifurto, videosorveglianza e per altre misure di sicurezza. All’importo totale della spesa, ai fini della detrazione, si applicano 2 aliquote: del 50% per i lavori effettuati sull’abitazione principale e del 36% quando si è intervenuti su una seconda casa o su altre tipologie di immobile. Il rimborso, attraverso la detrazione diretta dalle imposte che il cittadino deve pagare sulla base della dichiarazione dei redditi, viene erogato nell’arco di 10 anni. A poter fruire del bonus sono tutti coloro che possiedono un immobile sulla base di un titolo idoneo. In questo titolo, cioè, oltre alla piena proprietà, rientrano anche sia la nuda proprietà che i vari diritti reali di godimento (come usufrutto, diritto di abitazione, di uso e di superficie). Hanno diritto di accedere al bonus anche i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa; i familiari conviventi, i conviventi di fatto e i coniugi separati che sostengano effettivamente le spese; gli imprenditori individuali (esclusivamente però per gli immobili che non rientrino tra i beni strumentali o non siano classificati come “merce”). Quanto agli inquilini o ai comodatari, per fruire della detrazione è necessario che l’intervento sia espressamente consentito dal proprietario.
Gli interventi ammessi e non ammessi
Le regole stabilite per il 2026 elencano tutti i tipi di interventi che danno diritto di accedere al bonus sicurezza e quelli che invece sono esclusi dall’agevolazione. In generale, a beneficiare della detrazione sono gli interventi fisici sull’immobile. Tra questi, cioè, rientrano l’installazione di una porta blindata all’ingresso, il montaggio di grate di sicurezza su finestre e balconi, la realizzazione di una recinzione muraria o di una cancellata, la sostituzione di una serratura o di uno spioncino, l’installazione di vetri antisfondamento o di una videocamera collegata a un sistema installato da un professionista. Non sono al contrario agevolabili i servizi e le forniture non strettamente legati all’immobile, come un contratto con un istituto di sorveglianza, l’acquisto di una telecamera o di un sistema antifurto portatile, l’installazione di porte interne rinforzate e, in generale, l’acquisto di dispositivi senza la successiva installazione. Ai fini della detraibilità, l’intervento, ha precisato infatti già nel 2019 l’Agenzia delle Entrate con una circolare, deve essere stabile, funzionale alla sicurezza e, soprattutto, integrato nell’immobile.
La documentazione da conservare
Quanto alla documentazione della spesa, va usato per il pagamento un “bonifico parlante” (indicante cioè causale, codice fiscale del beneficiario e partita Iva o codice fiscale di chi effettua gli interventi), bancario o postale, non essendo sufficiente l’esborso di contante, ma nemmeno l’utilizzo di assegni, bonifici ordinari o carta di credito. Vanno quindi raccolti e conservati per almeno 10 anni tutti i documenti che attestano la regolarità degli interventi effettuati e dei pagamenti, insieme alle attestazioni tecniche e amministrative. A differenza dell’Ecobonus, invece, non è richiesto l’invio di una comunicazione telematica all’Enea, a meno che l’intervento non comporti anche un risparmio energetico certificabile.
L’Italia dei furti in casa
Secondo i dati del 4° Rapporto dell’Osservatorio Censis-Verisure sulla Sicurezza della casa, intitolato “La sicurezza al servizio degli italiani” e realizzato con il contributo del Servizio analisi criminale del Ministero dell’Interno, gli italiani che, nel corso della loro vita, hanno subito almeno un furto in casa sono circa 14,5 milioni, il 28,6% dei residenti nel nostro Paese. Nel solo 2024, per esempio, sono stati denunciati 155.590 furti (+5,4% dal 2023) e 1.891 rapine in casa (+1,8%), anche se i dati del primo semestre 2025 sembrano indicare un’inversione di tendenza, con un calo rispettivamente del -8,6% e del –1,6%. A livello di città, al non invidiabile primo posto si piazza Roma con 8.699 furti in abitazione (incidenza di 31,7 reati ogni 10 mila abitanti), davanti a Milano con 3.152. L’incidenza più alta dei furti rapportati alla popolazione è invece quella di Pisa (75,7 per 10 mila abitanti). È così in aumento, passando dal 48% al 59% degli intervistati, la quota di italiani che indica il furto in casa come il più temuto. E l’88,9% della popolazione, quindi, ha già almeno un dispositivo di sicurezza in casa (il 67,8% più di uno), a partire dalla porta blindata (presente nel 65,3% delle case), visto che l’84,9% degli italiani pensa che questo faccia vivere meglio e stare più tranquilli. C’è infine un 64,1% del campione che ha dichiarato di pensare di investire di più in futuro sulla sicurezza domestica.
Alberto Minazzi



