Con “Unlimited Horizons” un veneto affronta l’Ojos del Salado per riscrivere il rapporto tra corpo, limite e identità, trasformando una disabilità in un nuovo punto di partenza
Di limiti, ne esistono di due tipi.
Ci sono i limiti esterni, scanditi dal mondo che ci circonda, e quelli interni, fatti perlopiù di pensieri e convinzioni. In mezzo, ci sta il corpo umano, come un limite sopra il limite; dal corpo dipende come interagiamo con il mondo, in base a come ci sentiamo, ognuno dentro al proprio.
Che sia interno o esterno, il limite ha sempre la stessa caratteristica: si può toccare, esplorare, talvolta sfondare, per scoprire che dietro quel crinale c’era tutto un altro mondo e tutto un altro “Io” da vedere.
Un passo dopo l’altro, fino al vulcano più alto del pianeta.
Da lassù, Daniele Matterazzo guarderà sé stesso e il mondo da un’altra prospettiva.
Ojos del Salado: 6.893 metri per superare ogni confine
Anche la disabilità può essere un finto limite. E può aprire orizzonti illimitati.
E’ questo che Daniele vuole dimostrare con il suo progetto Unlimited Horizons, la nuova impresa che si appresta ad affrontare dal 1 al 15 febbraio, per raggiungere la cima del Ojos del Salado, 6.893m di altitudine sul deserto di Atacama, tra Cile e Argentina e quindici giorni di avventura e acclimatamento per riuscire a raggiungere la vetta piu’ alta del mondo.

Nell’impresa, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della disabilità e dell’inclusione sociale, è compresa una raccolta fondi, a favore della cooperativa sociale Magnolia di Piove di Sacco, ente no profit che opera nella provincia di Padova che eroga servizi diurni e residenziali per persone adulte con disabilità fisiche, cognitive e psico-sensoriali.
L’idea covava già da un po’. «Era il mio piccolo sogno nel cassetto, individuato già da tempo, con le mie ricerche personali sulle sfide in cui cimentarmi -rivela Daniele -L’avevo però messo da parte, per la difficoltà logistica dell’impresa che avrei voluto fare in autonomia e per i costi elevati da supportare. Ma, a ottobre scorso, si è palesata l’occasione per unirmi a una spedizione di gruppo, velocizzare quindi le tempistiche e compiere l’ascesa con più sicurezza, nonostante i rischi».
L’incidente, la disabilità e la rinascita attraverso il cammino
Tra questi rischi, c’è il suo braccio sinistro, che dall’età di 15 anni, a causa di un grave incidente stradale, lo obbliga a convivere con una grave disabilità fisica: la lesione del plesso brachiale lo limita in alcuni movimenti della spalla e del braccio, mentre avambraccio e mano sono totalmente assenti.
L’impresa alpinistica arriva ora quindi come punto di svolta, da quando, cinque anni fa, Daniele ha iniziato a camminare.
«Grazie ai primi lunghi pellegrinaggi come Santiago e la via Francigena ho capito che la Natura era una parte fondamentale da ricercare assiduamente per sentirmi di nuovo vivo, proprio io che non avevo mai avuto rapporti di nessun tipo con essa fino a quel primo cammino – racconta -. Dovevo trovare un modo per starle vicino il più possibile, frequentarla, viverla per restituirle protezione e sensibilizzazione. Cosi mi sono abilitato come guida escursionistica-ambientale, tra il 2021 e il 2022, e nel mio tempo libero accompagno gruppi di persone a camminare in natura divulgando il territorio e le sue peculiarità. Durante la settimana, invece, lavoro come impiegato a tempo pieno nell’ufficio tecnico di un’azienda metalmeccanica».
Esplorare il mondo per esplorare sé stessi
Da un lato, quindi, la vita quotidiana, fatta di lavoro e di lunghe camminate; dall’altro l’impresa umana e sociale, che l’hanno portato, negli anni, ad attraversare a piedi regioni o interi stati come la Lapponia svedese , l’Islanda, l’Irlanda e la Groenlandia, nonché a partecipare anche a gare sportive internazionali, tra cui la più recente partecipazione alla Ironman 70.3 di Cervia 2025, gareggiando volutamente con atleti normodotati, per sostenere il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Padova.

«Dopo i cammini di Santiago e della Francigena, questa voglia di camminare e meravigliarmi si stava assopendo e saturando; avevo quindi bisogno di nuovo brio, nuove difficoltà per mettermi alla prova e continuare il lavoro interno con me stesso. Sono così arrivato a vere e proprie traversate a piedi in terre selvagge e fredde senza nessun aiuto esterno su cui contare. Vorrei continuare in questa direzione: fino a oggi ho svolto solo avventure ‘estive’’, credo sia arrivato il momento di cimentarmi prossimamente con quelle invernali. In pratica, continuare a esplorare ed esplorarmi».
La scalata che unisce sfida e impegno sociale
Ora lo farà con questa scalata sul vulcano più alto del mondo.
«Questa è la mia prima impresa alpinistica socialmente impegnata – sottolinea – Per piacere personale, ho già intrapreso alcune ascensioni alpine su qualche 4000, in Italia, in compagnia del mio amico e guida alpina Luca Montanari, con il quale ho già potuto assecondare questa mia parallela passione. Luca con la sua professionalità mi accompagnerà verso la cima del Ojos del Salado: una cima che mi consentirà di prendere ulteriore coscienza sulla resistenza e fatica. È la prima esperienza ad una quota così rilevante. Saliro’ con un gruppo formato da altre 5-6 persone cercando anche di capire come reagirà il mio fisico a quelle quote, facendo attenzione all’esposizione e sensibilità del mio braccio sinistro».

Obiettivo: piantare in vetta la bandiera del Disability Pride
«Mi sto allenando da un mese concentrandomi su potenziamento muscolare per rinforzare il fisico, sessioni di dislivello oltre alla formazione tecnica alpinistica. Una volta in Cile, con le jeep e i materiali attraverseremo il deserto di Atacama e arriveremo al campo base, a 4200 m, e poi cominceremo a salire verso le due tappe di acclimatamento: sulla cima Los 7 Hermanos, a 4.950 m, e sul Vulcano San Francisco, a 6.100. Se poi le condizioni saranno favorevoli, potrò arrivare sulla vetta, a 6.893 m, e spiegare la bandiera del Disability Pride. Le difficoltà e i rischi – continua Daniele – sono legati alla zona geografica, il deserto più arido del pianeta (quelle del deserto di Atacama); c’è anche il pensiero poi, che possa incorrere in geloni al braccio, di cui non ho sensibilità. Ho pensato al massimo all’attrezzatura e ai materiali per proteggermi, ma rimane la componente di incognita finché non sarò lassù. Ultimi ma non ultimi, i rischi comunque possibili di edema polmonare e cerebrale, dettati dall’altitudine, che spero verranno abbattuti con un buon acclimatamento».
Per seguire in diretta l’avventura di Daniele, sarà sufficiente seguirlo su Instagram nel suo account personale. Noi, attraverso i social, potremmo immaginarlo lassù, su una delle vette più alte del mondo, fantasticando su quale sarà l’ orizzonte visibile da Daniele. Quel che è certo è che sarà comunque un nuovo orizzonte perché, come lui stesso dice, “con volontà e grinta positiva è possibile spostare i nostri limiti”.



