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Dalle sorgenti sacre alla Laguna: Etruschi e Veneti riemergono a Palazzo Ducale

Dalle sorgenti sacre alla Laguna: Etruschi e Veneti riemergono a Palazzo Ducale
Tomba 148A VP, Coppia di orecchini in oro con testa di Acheloo -Fine V/IV sec. a.C.@Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

Dal 6 marzo al 29 settembre Palazzo Ducale ospiterà “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”. Sulle tracce delle radici comuni dell’Italia antica

Oltre settecento reperti archeologici, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti concessi da importanti musei, assieme ai bronzetti riemersi da sorgenti termali ed esposti per la prima volta, offerte votive, simboli e rituali.
A Venezia prende vita un viaggio nel tempo che ribalta l’idea di un’Italia antica divisa e che racconta di connessioni, viaggi e identità condivise.
E’ la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” che si aprirà nelle sale dell’Appartamento del Doge, a Palazzo Ducale, dal 6 marzo e sarà visitabile fino al 29 settembre.
La grande esposizione è stata presentata a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura alla presenza del Ministro Alessandro Giuli che ha sottolineato come l’esposizione metta ” in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro”.
“Questa mostra – ha spiegato Giuli -segue la prospettiva della relazione, non è soltanto il racconto su un popolo o una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo, il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti”.

Etruschi e Veneti, secoli di dialogo

“Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni – ha sottolineato il sindaco del capoluogo lagunare Luigi Brugnaro -. Questa mostra è un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce”. Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, curata dalla direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia Chiara Squarcina insieme a Margherita Tirelli, è un progetto della stessa Fondazione con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati di Milano.
Dopo la tappa veneziana, ne seguirà una nella sede della Fondazione Rovati a Milano dal 14 ottobre al 10 gennaio 2027. Ad accogliere i visitatori all’ inizio del percorso espositivo c’è la testa di Leucothea, la bianca dea del mare protettrice dei marinai, proveniente dal frontale del tempio A di Pyrgi.

etruschi e veneti
Testa femminile raffigurante Thesan/Leucotea. Dal Tempio A di Pyrgi, 350 a.C. ca. -Terracotta, ingobbio, Santuario Pyrgi, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, 22x18x15 cm

Il percorso espositivo

Fa parte della sezione “Gli Etruschi e il sacro”, un’immagine potente che introduce il tema dell’acqua come spazio sacro.
I reperti che si possono ammirare nelle due sale successive sono collegati alla navigazione, quali modellini fittili di navi e vasellame con immagini di velieri, di mostri marini e di pesci che alludono alle traversate per mare, e i cui approdi come Vulci e il santuario portale di Pyrgi, porto della città etrusca di Caere del quale sono visibili le celebri lamine d’oro, rappresentavano per i naviganti asilo sicuro sotto l’egida della protezione divina. Le prime manifestazioni dei culti rivolti alle acque sono illustrate con l’esposizione dell’intero deposito votivo rivenuto a Banditella, la più antica testimonianza finora nota in Etruria di un culto all’aperto legato all’acqua risorgiva. Dall’interno del piccolo stagno, già conosciuto e frequentato in epoca antica, originato da una sorgente da cui si generava un sistema di rivoli d’acqua, pozze e bacini di raccolta è riemersa una straordinaria quantità di reperti che documentano, con la deposizione di offerte votive databili tra il IX e VIII secolo a.C., la destinazione sacra del sito connesso al culto della sorgente.

Le acque miracolose tra Chianciano, Chiusi e San Casciano dei Bagni

Il viaggio nel tempo prosegue con “Acque miracolose”, che porta ai grandi santuari salutari dell’Etruria interna di Chianciano (Sillene, Fucoli e Acqua Santa) e Chiusi e arrivano fino ai recenti rinvenimenti, esposti per la prima volta, provenienti dallo scavo dello straordinario deposito accumulato all’interno della vasca in blocchi di travertino che raccoglieva l’acqua calda medicamentosa della sorgente di San Casciano dei Bagni.
Bronzetti votivi, ex voto anatomici, e statuaria documentano una frequentazione culturale durata quasi un millennio, testimoniando il passaggio dal mondo etrusco a quello romano. Il filo narrativo si conclude a Marzabotto, l’antica Kainua, con preziose ceramiche di importazione greca. La sezione etrusca si conclude con Adria e Spina, porti dell’Adriatico settentrionale dove frammenti iscritti e reperti votivi restituiscono pratiche rituali legate alla navigazione e agli approdi sacri.

Gambe femminile con iscrizione alle Ninfe
Bronzo
Bagno Grande, San Casciano dei Bagni,
Copyright SABAP-SI, Comune di San Casciano dei Bagni, UniStraSi

Dagli Etruschi ai Veneti

L’attenzione si sposta sul mondo veneto antico nella sezione “ I Veneti e il sacro”.
In questo spazio si mettono in luce le specificità religiose, il rapporto privilegiato con l’acqua e un articolato sistema di luoghi sacri, attraversati da pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale. Per iniziare si possono ammirare reperti emblematici della religiosità veneta, tra i quali spiccano il disco bronzeo di Montebelluna, raffigurante la dea clavigera e l’orlo di lebete di Altino che conserva incisa l’unica formula votiva nota in lingua venetica.

Disco bronzeo con figura di divinità, IV sec a.C. -Lamina trafilata, sbalzata dal verso e rifinita a cesello al recto @
Musei Civici di Treviso,
cm 22x27x2,8

Le acque sananti sono rappresentate dal santuario termale di Montegrotto del quale sono in esposizione numerose coppe e tazze miniaturistiche, bronzetti di cavalieri e cavalli e dal luogo di culto delle sorgenti terapeutiche di Lagole di Calalzo con i simpula, attingitoi per raccogliere l’acqua ritualmente spezzati in due parti dopo l’uso e spesso contraddistinti dalla presenza di iscrizioni votive.
Dal santuario fluviale di Pora Reita a Este vengono messi in evidenza i diversi aspetti del culto, legati in particolare all’insegnamento della scrittura, documentato da stili e tavolette scrittorie, e alla tecnica della filatura e della tessitura con fusaiole, rocchetti e pesi da telaio.

Infine il santuario nord-adriatico di Altino, porto sacro dei veneti aperto alle rotte adriatiche, mediterranee ed endo lagunari, rappresenta un centro di culto volto ad accogliere e integrare comunità diverse come testimoniano bronzetti provenienti dall’area etrusca, centro-italica e celtica, lamine figurate e monumenti votivi di eccezionale rilievo.

Bronzetto di Paride
Museo Archeologico Nazionale di Altino,
h 9 cm

La mostra si chiude con “We are bodies of water” a cura di Fondazione Bonotto, un grande arazzo realizzato con filati di materie plastiche riciclate dai rifiuti industriali che rappresenta il panorama su cui si inseriscono e interferiscono elementi digitali e sonori realizzati a partire da una ricerca sull’ambiente lagunare veneziano.

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