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Caregiver familiari, arriva il riconoscimento economico dallo Stato

Caregiver familiari, arriva il riconoscimento economico dallo Stato

Il nuovo ddl introduce contributi fino a 400 euro al mese, supporto psicologico, tutele sanitarie e strumenti per conciliare lavoro e assistenza per chi assiste i propri cari non autosufficienti

Nel sistema socio-sanitario italiano, l’esercito dei cosiddetti caregiver familiari, ovvero le persone che si prendono cura dei propri cari bisognosi di assistenza, hanno costituito fino a oggi al tempo stesso un pilastro fondamentale, ma anche un anello debole. Fondamentale perché, secondo le stime Istat, sono almeno 7 milioni i nostri connazionali che ricoprono tutti i giorni questo ruolo. Debole, invece, dal punto di vista del riconoscimento giuridico e delle conseguenti tutele. Fortunatamente però, dopo almeno un decennio di tentativi di organizzazione e inquadramento legale di queste figure andati a vuoto, è arrivato adesso un punto di svolta. Come ha annunciato il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un disegno di legge in materia che, completato l’iter parlamentare, attraverso i suoi 16 articoli introdurrà importantissime novità per chi si dedica all’assistenza domiciliare di persone in condizioni gravi e di non autosufficienza.

Le tutele differenziate nel ddl sui caregiver familiari

Tra le chiavi che hanno permesso di sbloccare finalmente la situazione, che, tra l’altro, aveva portato nel 2022 alla condanna dell’Italia da parte dell’Onu per violazione degli obblighi previsti nella Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, c’è sicuramente la disponibilità di risorse certe, stanziate all’interno della Legge di Bilancio.

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Si parla di 257 milioni di euro l’anno per il triennio 2026/28, riguardo ai quali Alessandra Locatelli sottolinea trattarsi della “copertura più elevata tra tutte quelle contenute nelle proposte di legge del passato, l’unica copertura certa che sia mai stata individuata per dare seguito a una risposta concreta di riconoscimento”. L’obiettivo, spiega ancora il ministro, è quello di arrivare ora a disegnare un sistema “a tutele differenziate, che parte dal caregiver familiare, convivente e prevalente, per riconoscere tutti i caregiver familiari e il loro impegno, per dare risposte, servizi e sostegni a tutti coloro che sono coinvolti”. A beneficiare del nuovo sistema di garanzie, che va dal riconoscimento di alcuni diritti ad alcune sia pur contenute misure di supporto economico, non sarà dunque solo il “convivente prevalente”, ovvero chi vive h24 con l’assistito, dedicandogli almeno 13 ore al giorno (91 settimanali), ma sono previsti anche altri 3 profili, con tutele graduate sulla base dell’impegno di cura, all’interno di una forbice tra le 10 e le 29 ore settimanali, oltre che sull’effettiva convivenza: per i caregiver non conviventi è richiesto un minimo di 30 ore settimanali di attività di assistenza.

Chi saranno i caregiver riconosciuti

Per essere riconosciuti come caregiver, il disegno di legge fissa un doppio criterio. Il primo riguarda il prestatore del servizio, essendo necessario un rapporto di parentela o affinità con l’assistito. Un caregiver, cioè, sarà solo “chi assiste e si prende cura del figlio o di un altro parente entro il secondo grado, del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile o del convivente di fatto, o anche di un affine entro il secondo grado o ancora, in casi specifici contemplati dalla legge 104, di un parente entro il terzo grado”. Il secondo criterio, invece, riguarda la condizione dell’assistito.
Si deve infatti di trattare di persone riconosciute come disabili ai sensi della legge 104 del 1992, titolari di indennità di accompagnamento e non autosufficienti.

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In base al principio di autodeterminazione, saranno proprio gli assistiti, attraverso una specifica manifestazione di volontà espressa in qualunque forma compatibile con il proprio stato di disabilità, a individuare il proprio caregiver. Al riguardo, se l’assistito è figlio del caregiver, è espressamente prevista la possibilità del riconoscimento nella qualifica per entrambi i genitori, consentendo loro, in tal modo, di alternarsi nell’assistenza, anche al fine di limitare i rischi di burnout. Inoltre, potranno entrambi partcipare a tutti i processi di valutazione, pianificazione e attuazione dei percorsi di cura e assistenza, altra prerogativa riconosciuta alla nuova figura.

I nuovi benefici, economici e non, per i caregiver familiari

All’appartenenza a uno dei 4 diversi profili si lega l’entità del riconoscimento economico previsto dalla legge. La somma erogata, con cadenza trimestrale, può raggiungere un massimo di 400 euro mensili esentasse per i caregiver conviventi prevalenti con un Isee che non supera i 15 mila euro. Sarà in ogni caso possibile accedere al contributo, una volta approvata definitivamente la legge, solo a partire dal 2027.
Intanto, entro settembre 2026, sarà realizzata la piattaforma Inps per la raccolta delle richieste di riconoscimento del ruolo di caregiver, fondamentale per accedere ai vari vantaggi e facilitazioni previste. Accanto a quella, sia pur limitata (almeno inizialmente), sul piano economico, è prevista infatti anche una serie di altre tutele: dalla possibilità di richiedere la sostituzione entro 24 ore in caso di emergenza al supporto psicologico, da visite e teleconsulti medici all’accesso prioritario, o programmazione tempestiva, di interventi sanitari. Il caregiver riconosciuto può quindi, previo consenso, accedere ai dati sanitari dell’assistito e le competenze acquisite sul campo, quando certificate, potranno essere riconosciute e spese sul mercato del lavoro per ottenere incarichi di operatore socio-sanitario o analoghi. Mentre, per i giovani studenti, l’attività svolta avrà valore di credito formativo e sarà riconosciuta nei percorsi di formazione scuola-lavoro, con il diritto all’esonero dalle tasse d’iscrizione per chi si iscrive all’università. Chi infine, insieme all’attività di caregiver, continuerà a svolgere un’attività lavorativa, avrà diritto a modificare l’orario di lavoro, accedere allo smart working, utilizzare ferie e permessi solidali regalati dai colleghi e attivare la tutela antidiscriminatoria qualora si verifichino condotte in tal senso legate all’attività di assistenza e cura.

Un traguardo condiviso

“Dopo 10 anni in cui sono naufragate tante proposte di legge – commenta Locatelli – finalmente oggi il Governo vara una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone che amano, che curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate in questo complesso compito di cura e di vita”. La legge si basa sul punto di incontro, “condiviso e di buon senso”, frutto di oltre un anno di confronto al tavolo di lavoro, appositamente costituito, tra il Ministero e oltre 50 soggetti tra familiari, associazioni e territori. Questo tipo di approccio, che ha riunito preventivamente tutti i portatori di interessi nel campo specifico, ha consentito di superare gli ostacoli che, negli ultimi anni, avevano fatto naufragare una trentina di proposte di legge. Pur partendo in molti casi da princìpi interessanti, alcune di queste, ricorda il ministro, non erano “nemmeno mai arrivate a essere discusse”, mentre altre si erano “arenate per mancanza di risorse concrete, o per non aver potuto circoscrivere una platea che consentisse l’adeguatezza delle coperture immaginate”. “Questa proposta – conclude Alessandra Locatelli – è quella che può rispondere meglio alle esigenze di tutti. Oggi mettiamo un punto fermo, dal quale non si torna più indietro, dal quale poter proseguire e migliorare da qui e per il futuro proposte e misure. Dobbiamo, però, fare in fretta perché questo è solo l’inizio, abbiamo molto lavoro da fare insieme”.

Alberto Minazzi

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