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Alberto Trentini è libero

Alberto Trentini è libero

L’annuncio del ministro Tajani: con il cooperante veneziano, rilasciato in Venezuela anche l’imprenditore torinese Mario Burlò

L’annuncio atteso per 423 giorni è finalmente arrivato. “Alberto Trentini e Mario Burlò – ha scritto questa mattina in un post su “X” il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona”.
La lunga vicenda del cooperante veneziano e dell’imprenditore torinese si è dunque conclusa con il lieto fine. “Ho parlato con i nostri due connazionali – prosegue Tajani – che sono in buone condizioni. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il Governo italiano apprezza molto”.

Le reazioni: la soddisfazione di Giorgia Meloni

Anche il commento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stato affidato ai social network. “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò – il post della premier su Facebook – che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”. Come Tajani, Meloni ha quindi sottolineato come il risultato sia frutto dell’intenso lavoro diplomatico e della collaborazione con il nuovo Governo, a cui è stata affidata la guida del Paese sudamericano dopo l’arresto del presidente Nicolas Maduro. “Desidero esprimere a nome del Governo italiano – prosegue infatti la presidente del Consiglio – un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”.

Brugnaro: “Giornata di gioia”

“Oggi, per tutta Venezia, è una giornata di gioia” – scrive sul suo post Facebook Luigi Brugnaro, sindaco della città dove vive Trentini, residente più esattamente nell’isola del Lido. “Alberto è libero!” è l’esordio, a lettere tutte maiuscole, del primo cittadino lagunare. Che poi prosegue: “Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. È un risultato importante, frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso, che ha visto impegnate con determinazione le Istituzioni Italiane ai massimi livelli.

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Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia

Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo”. “La liberazione di Alberto – conclude Brugnaro – restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno”.

Stefani: “L’incubo è finito”

Il neo-presidente del Veneto, Alberto Stefani, ha invece affidato a un comunicato ufficiale il commento alla positiva conclusione della vicenda di Alberto Trentini. “Ho accolto questa notizia – esordisce il governatore – davvero con una grande emozione. Finalmente Alberto è libero dopo mesi e mesi di angoscia. Per questo esprimo profonda soddisfazione e sincera gratitudine al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e a tutte le autorità italiane che, a vario titolo, hanno lavorato con impegno e determinazione per raggiungere l’obiettivo della liberazione di Alberto, dopo oltre 400 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza venezuelano.

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Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto

Desidero ringraziare il Governo e la rete diplomatica italiana per l’azione costante e silenziosa che ha consentito di arrivare a questo risultato”. Il presidente della Regione conclude quindi con un pensiero rivolto alla famiglia: “È un grande sollievo per tutti noi. Un pensiero ci tengo a rivolgerlo ai genitori di Alberto, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare. Ora l’incubo è finito, e attendiamo Alberto nella sua città”.

La famiglia: “Ferite difficilmente guaribili”

A riportare le prime dichiarazioni della famiglia di Alberto Trentini è quindi un lancio dell’Agenzia Ansa. “Alberto finalmente è libero! Questa – affermano le parole affidate dai familiari del cooperante all’avvocata Alessandra Ballerini – è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”. “Tutti questi mesi di prigionia – proseguono i Trentini – hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”.

L’evoluzione del caso-Trentini

Alberto Trentini, 46 anni, aveva raggiunto il Venezuela il 17 ottobre 2024 per partecipare a una missione dell’ong “Humanity & Inclusion”, che si occupa di assistenza alle persone con disabilità.
Fermato a un posto di blocco il 15 novembre mentre si stava spostando a Guasdualito, dove doveva portare aiuti alle comunità locali, fu trasferito dopo l’arresto in un carcere di massima sicurezza nella periferia della capitale Caracas.
Per oltre 2 mesi, le autorità locali non hanno fornito alcuna notizia su Trentini, impedendogli oltretutto di avere contatti con l’esterno. E ci sono voluti ben 181 giorni, nonostante l’attivazione di tutti i canali diplomatici da parte del Governo italiano, per arrivare al 16 maggio 2025, quando Alberto poté telefonare per la prima volta ai familiari, rassicurandoli sulle sue buone condizioni e sul fatto che gli era assicurata l’assistenza medica di cui necessita. Da allora, un’altra lunga attesa fino all’annuncio della liberazione, avvenuta insieme a quella dell’imprenditore torinese Mario Burlò, in Sudamerica per cercare nuove opportunità imprenditoriali e anch’egli fermato a un posto di blocco a novembre 2024 e poi detenuto a Caracas.

Alberto Minazzi

 

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