Dopo anni di timori sul dominio dell’e-commerce, i dati 2024 mostrano che i negozi fisici mantengono la quota maggiore delle vendite al dettaglio
Tempi d’acquisto ridotti, più facilità nel confronto dei prezzi, migliore accesso alle informazioni sui prodotti, opportunità di sfruttare le politiche di prezzo più aggressive praticate dai venditori. E poi la comodità: un’offerta quasi illimitata e la possibilità di effettuare acquisti 24 ore su 24, potendo poi contare su consegne rapide, ma anche sull’eventuale garanzia di resa. I vantaggi per chi compra online sono molteplici e innegabili.
Ma gli italiani continuano a preferire il negozio fisico.
E si allontana anche il rischio, paventato solo qualche anno fa dopo l’emersione di diffuse pratiche in tal senso, che questi ultimi si trasformino in semplici “luoghi di prova” di prodotti poi comprati in rete.
Italia penultima in Europa per acquirenti online
A evidenziare la tendenza è una ricerca pubblicata dall’Ufficio Studi di Cgia Mestre, secondo cui “l’e-commerce sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, ma non è destinato a cancellare l’attività dei negozi di vicinato”.

Circa il 90% delle vendite al dettaglio di prodotti nel nostro Paese continua infatti a svolgersi presso le attività commerciali tradizionali.
Con 58,8 miliardi di euro, il commercio elettronico, nel 2024, ha inciso infatti complessivamente per il 13% del totale. E non solo. Secondo i dati Eurostat, gli italiani che, nel corso dell’anno, hanno effettuato acquisti di beni o servizi affidandosi all’e-commerce sono cresciuti dal 22,3% del 2014 al 53,6% del 2024. Il dato però ci colloca al penultimo posto tra i 27 Stati Ue, dove la media è del 71,8%, davanti alla sola Bulgaria, dove la quota di chi ha comprato online almeno una volta è pari al 49,8%, ben distanti dalla leader Irlanda, attestata al 94,7%. Al riguardo, i dati Istat riferiti al 2024 e relativi alle singole regioni indicano una propensione massima al commercio online per i residenti in Trentino (49,2%) e minima per i calabresi (27,6%).
Vendite: la grande distribuzione cresce ora come l’online
È logico che, nel medio-lungo periodo, la crescita più significativa nel valore delle vendite al dettaglio sia quella del commercio elettronico, che ha fatto segnare un +72,4% nel confronto tra 2019 e 2024 rispetto, per esempio, al +16,4% della grande distribuzione, trainata soprattutto dal settore alimentare. Il fenomeno, però, sta decisamente rallentando se si considera un arco di tempo più ridotto. La variazione dei primi 10 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024 è infatti identica (+2,1%) per entrambi i canali di vendita. Il commercio fisico, insomma, rimane centrale nelle abitudini dei consumatori. Una riflessione, in ogni caso, va fatta non solo per commercio ambulante, porta a porta, distributori automatiche e televendite, in calo costante negli ultimi 5 anni, ma soprattutto per i negozi di prossimità. Se, dal 2019, le imprese operanti su piccole superfici sono sia pur di poco (+2,9%), nell’ultimo anno hanno accusato una flessione del -0,7%. “Ciò che manca – sottolinea la Cgia – è una cornice politica che permetta alle piccole attività locali di competere su parametri equi, riconoscendone il valore economico e sociale”.

Abbigliamento, scarpe e accessori al top online
Serve, in altri termini, “una gestione consapevole della transizione”, guardando anche le esperienze internazionali. Nei Paesi dove la regolazione è molto debole e la pressione fiscale è più alta, aggiunge l’Ufficio Studi degli artigiani mestrini, il commercio online ha mostrato infatti una crescita più rapida. È utile anche un approfondimento delle tendenze e dei settori più forti dell’online. Riguardo al primo aspetto, la quota del commercio elettronico sul totale retail è salita nel 2024 al 17% nei servizi (toccando i 20,6 miliardi di euro) e scesa all’11% per quanto riguarda i prodotti. Molto più del comparto di film o serie in streaming o download, che si collocano al terzo posto con una quota del 13,4% sul totale, il settore che ha fatto registrare la più elevata penetrazione di vendite online (il 23,2% di tutti gli acquisti effettuati) è però quello di abbigliamento, scarpe e accessori, davanti ad articoli casa, mobili e per il giardinaggio al 13,7%.
Alberto Minazzi



