I TESORI NASCOSTI

Il secondo itinerario realizzato da Reyerzine conduce alla scoperta di isole affascinanti, edifici storici e originali, paesaggi naturalistici, fino all’abbazia dove venne scritto il galateo. Sono i luoghi più curiosi, e meno frequentati, del territorio metropolitano

Continua il nostro viaggio tra i luoghi di particolare importanza del nostro territorio che restano ancora poco noti o meno frequentati dalla collettività. Che siano edifici, borghi, luoghi sacri o paesaggi naturalistici tutti rappresentano momenti della nostra storia, del nostro folklore, ma soprattutto parte della nostra identità.

Non si può rimanere indifferenti, ad esempio, alle vedute che offre la Laguna di Venezia. Tra le numerose tipiche valli da pesca dell’area sud troviamo Valle Zappa, situata nel territorio di Campagna Lupia. Qui spicca per particolarità il casone di caccia Cà Zappa (1). L’edificio in stile nordico, quasi olandese per forma e colori, edificato tra il 1923 e il 1928 da Mario Malvezzi su progetto dell’architetto Duilio Torres, non ha nulla a che vedere con le tradizionali case di caccia della laguna, ma si inserisce perfettamente nel paesaggio e ne amplifica la bellezza: è caratterizzato dal corpo principale, da una barchessa e da una torre di avvistamento per la caccia. Questo luogo da favola, splendido soprattutto durante le ore del tramonto, appartiene ad una famiglia padovana, ma è visitabile gratuitamente. 

Rimanendo sempre tra le isole veneziane, scopriamo San Servolo (2). Posizionata tra l’isola di San Giorgio e il Lido, l’antichissima isola-monastero alla fine del Seicento divenne “Ospedale delle Milizie” e, successivamente, ospedale psichiatrico fino alla chiusura dei manicomi del 1978. Oggi l’isola ospita alcuni Enti e Fondazioni. Assieme ad un suggestivo Museo del Manicomio, che illustra la storia della cura della malattia mentale, si può visitare l’antica speziaria settecentesca in cui veniva preparata la Theriaca, un farmaco molto in voga ai tempi della Serenissima. E come descrivere l’isola di San Francesco del Deserto? (3 e 4) Un luogo che ti trasporta in un’altra dimensione. L’isola, situata tra Burano e Sant’Erasmo, é costituita soltanto da un convento circondato da un giardino ricco di cipressi e pini marittimi, il tutto viene curato dai Frati Francescani Minori, unici abitanti dell’isola. La caratteristica principale di questo luogo è il silenzio totale. La tranquilla passeggiata percorre il magnifico parco, la chiesa e il chiostro, ma il paesaggio all’orizzonte non è da meno: verso nord Burano, Torcello e le Dolomiti, verso sud la barena con i suoi particolari fiori color viola. Altra particolarità: San Francesco del Deserto è raggiungibile esclusivamente con un mezzi privati.

Lasciamo le acque della laguna veneziana per spostarci in terra padovana. I colli e la periferia di Padova costituiscono uno scrigno prezioso di luoghi interessanti. A circa cinque chilometri dal centro di Padova, sulla strada per Bovolenta, arriviamo alla frazione di Pozzoveggiani. Qui si trova la piccola chiesa di S. Michele Arcangelo (5) la cui esistenza è attestata già in un documento del 918. La chiesa risale al XII secolo ed è un esempio delle influenze della cultura carolingia sugli stili locali, fortemente segnati dalla presenza bizantina. Ad un primo sguardo si riconoscono tratti simili alla basilica di Aquileia. I cicli affrescati del XII-XIII secolo nella parete meridionale dell’abside rappresentano una delle più alte testimonianze della pittura romanica nel Veneto e hanno per tema la teoria degli apostoli, un Cristo Pancreator e i simboli degli Evangelisti. Per visitare San Michele Arcangelo ci si può rivolgere alla parrocchia di Salboro.

 

Un altro angolo di “spiritualità naturale” è rappresentato dall’Oratorio di Sant’Antonio Abate (6) collocato nel versante sud del Monte della Madonna (comune di Teolo) e raggiungibile percorrendo un facile sentiero dal Passo Fiorine. L’edificio in stile romanico, recentemente restaurato, e un tratto di muro sono tutto ciò che rimane dell’antico monastero. Un testamento del 1215 documenta la presenza fino alla prima metà del XIV secolo di una comunità monastica della Congregazione Benedettina degli Albi. Uno degli aspetti più significativi del sito è la presenza, presso la chiesetta, di una piccola cavità naturale scavata nel monte: al suo interno sgorga una sorgente che rende la grotta luogo ideale per un sano momento da eremita.

Non dimentichiamo, però, che la zona dei Colli Euganei è richiamo anche per veri e propri sportivi offrendo numerose palestre di roccia, una delle quali si trova sul Monte Pendice (304 m). La palestra di roccia di Rocca Pendice (7) è particolare e quasi unica nel suo genere: non è infatti costituita da calcare ma da trachite, una roccia di origine vulcanica. Offre una prova di arrampicata molto tecnica. Ci si arrampica tutto l’anno escluse le giornate con nebbia e con molta umidità, indubbiamente meglio in primavera o in autunno. L’esposizione varia da est a sud-ovest. Rimanendo sempre in tema naturalistico, passiamo nella provincia trevigiana. Al confine tra la città di Treviso e il comune di Carbonera è stato recuperato il Parco dello Storga (8) (noto come area della nuova sede della Provincia). Nel parco, curato, ma lasciato a regime naturale spontaneo, è possibile percorrere sentieri di diversi chilometri e visitare, all’interno di un perfetto esemplare di architettura rurale, il “Museo Etnografico Case Piavone” che ospita mostre, incontri e seminari sulla tradizione e la cultura veneta.  

 

Lasciando alle spalle Treviso e dirigendosi tra i colli trevigiani, un altro sito ricco di storia e folklore attira la nostra attenzione. Poco distante da S. Pietro di Feletto, a Refrontolo, troviamo il Molinetto della Croda (9): un caratteristico mulino costruito in un punto strategico dove il torrente Lierza crea una cascata in una chiusa valletta. Il mulino ha funzionato fino a non molto tempo fa; visitabile all’interno, ogni anno ad ottobre è aperto con un fine settimana all’insegna di fedeli rievocazioni della cultura popolare.

 

Per chi volesse approfondire le tematiche etnografiche del nostro territorio, un luogo di fascino umile e rustico è il casale che ospita il Museo dell’Uomo (10) a Susegana. Posizionata su di un poggio circondato da vigneti, questa casa colonica racchiude nelle sue stanze, dal 1972, le collezioni di antichi attrezzi e oggetti d’uso comune oggi superati a causa della trasformazione industriale; il percorso non solo porta a visitare una struttura colonica originale, ma fa rivivere i tempi passati spiegando gli antichi mestieri artigianali seduti per un istante davanti “al foghér”. Quando si nominano luoghi che riportano a dimensioni del passato, un’immagine subito balza agli occhi: i resti dell’Abbazia di Sant’Eustachio (11) a Nervesa della Battaglia. Questo rudere dalle tinte maestose e inquietanti sorge su uno sperone del Montello: l’abbazia originale era stata fondata verso la metà del XI secolo dal Conte Rambaldo III di Collalto che la affidò, poi, ai Benedettini cassinesi. Prima di essere ridotto a rovine dall’artiglieria tedesca nel 1918, questo luogo era fonte di ispirazione: nel monastero annesso alla costruzione principale Giovanni della Casa compose buona parte del suo celebre Galateo. 

 

DI GIULIA BENI

 

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